Centotrentacinque morti, mille feriti e circa 400 arrestati. Sono le cifre della repressione cinese innescata il 10 marzo in seguito alle manifestazioni tibetane a Lhasa e nella regione himalayana riferite oggi dal presidente del Parlamento tibetano in esilio, Karma Chophel in visita a Bruxelles. «Le informazioni sul Tibet sono veramente difficili da ottenere - ha
spiegato il rappresentante tibetano - ma abbiamo delle fonti affidabili, persone che si rivolgono a noi rischiando la vita, che ieri ci hanno confermato 135 morti». Nonostante il tragico bilancio il presidente del parlamento tibetano ha spiegato che i numero potrebbero ancora salire, perchè molti sarebbero i morti non ancora confermati. «Circa 400 persone sono state arrestate - ha continuato Chophel - mentre almeno 1.000 sono rimaste ferite durante gli scontri» ha aggiunto, spiegando tuttavia che il numero dei morti, dei feriti, e degli arresti potrebbe essere «dieci volte superiore alle cifre confermate dai rapporti.