Nonostante il vantaggio alla Camera, dove il premio di maggioranza è su base nazionale, al Senato la partita è del tutto incerta e tornano decisivi i partiti ‘minori’: Sinistra Arcobaleno, Udc e La Destra. Cinque le regioni in bilico, con un distacco fra le coalizione dell’1-2 per cento. Saranno loro, e gli indecisi dell’ultimo minuto, a decidere le elezioni.
Veltroni in ascesa nella preferenza degli elettori, dovrà fare il ‘Berlusconi’ se vorrà recuperare il gap
Le aggregazioni di Pd e Pdl erano nate anche per mettere all’angolo i partiti minori ma questi, grazie al sistema di ripartizioni dei seggi al Senato, tornano in primo piano. Molto probabilmente saranno loro, Sinistra Arcobaleno, Udc e La Destra, ha decidere la partita fra centro-destra e centro-sinistra. L’ipotesi prospettata dai principali sondaggisti italiani, da Renato Mannheimer e Ilvo Damanti, non vale per la camera, dove il premio di maggioranza viene ripartito sul totale delle preferenze espresse dagli elettori. Esattamente lo stesso metodo che si utilizza per i sondaggi. Il distacco alla Camera sembra fisso al 6 per cento in favore del Pdl mentre diverso è il discorso per la Camera alta. Anche qui la distanza vedrebbe 9 seggi in più a favore di Berlusconi ma il risultato è costantemente in bilico proprio a causa della legge elettorale che ripartisce il premio di maggioranza su base regionale e non sul totale dei voti.
Senato traballante. Oltre le regioni dove è praticamente certa l’affermazione del centro-destra, ovvero Sicilia, Lombardia e Veneto (con Pdl, Mpa e Lega), le regioni ‘rosse’, dove il Pd e l’IdV sono dati vincenti (Toscana, Emilia Romagna e Umbria), ci sono ben 5 regioni che sono ancora n ballo e che risulteranno decisive al risultato delle elezioni.
Sono Liguria, Sardegna, Abruzzo, Calabria e Lazio, dove il distacco fra le due coalizioni si aggira sul 1-2 per cento. In queste regioni faranno il loro gioco proprio i partiti ‘minori’. Per loro (Sinistra arcobaleno e Udc su tutti) il principale ostacolo è superare la soglia di sbarramento dell’8 per cento. In caso positivo anche loro concorreranno alla spartizione dei seggi. È la “lotteria dell’8 per cento”, com’è stata definita.
Un esempio. Se una Regione deve distribuire un totale di 12 seggi, 7 vanno al vincitore fra Pd e Pdl, i restanti 5 vanno alla coalizione sconfitta. Ma se uno dei partiti minori dovesse superare la soglia di sbarramento, questi andrebbe a togliere seggi a una delle due coalizione, rendendo del tutto incerto il risultato finale. Già le scorse elezioni politiche ha destato sorpresa il risultato del Senato, dove l’Unione era annunciata trionfatrice e Silvio Berlusconi che ha dimostrato di essere capace di recuperare il gap col centro-sinistra.
Veltroni deve fare il Berlusconi. Molti pensano che questa volta debba essere l’ex sindaco di Roma a dover fare quello sforzo comunicativo per recuperare lo svantaggio accumulato nei confronti del Pdl. Secondo gli ultimi sondaggi Veltroni gode, in assoluto e slegato dalla coalizione, del favore della maggioranza degli italiani. Così aumentano gli indecisi, che però sembrano essere per lo più provenienti dall’area ulivista, e tutto si giocherà proprio sugli elettori che decideranno il giorno stesso della votazioni, che secondo i sondaggi si aggirerebbero attorno a un corposo 10 per cento. A loro sarà dedicato l’ultimo squarcio di questa campagna elettorale.