Reggio Emilia - La riammissione della Dc di Giuseppe Pizza, decisa ieri dal Consiglio di Stato, potrebbe comportare un rinvio della data delle elezioni. A dirlo è stato il ministro dell’Interno Giuliano Amato che, ospite a Reggio Emilia per le commemorazioni di Camillo Prampolini, non ha escluso l’ipotesi. Il capo del governo Romano Prodi, però, fa sapere che l’esecutivo farà di tutto per “evitare il rinvio delle elezioni. Il processo elettorale è già stato iniziato ed interromperlo sarebbe estremamente grave”, ha aggiunto Prodi, ricordando ad esempio che “i militari all’estero hanno già votato”. Il premier però non vede alcuna “regia politica” dietro al caso Pizza. “Non vedo niente, proprio non vedo niente” ha risposto ai giornalisti che gli facevano una domanda a riguardo a margine del vertice Nato in corso a Bucarest. Ma Silvio Berlusconi va all’attacco: un eventuale rinvio delle elezioni politiche “sarebbe un danno notevole per un Paese che ha bisogno di un governo immediatamente operativo e immediatamente efficace. Sarebbe un altro regalo di questo governo della sinistra che francamente gli italiani non meritano. Mi auguro che Pizza dia un segno di responsabilità, che credo lo premierebbe anche elettoralmente”.
Amato: “Il rinvio non è da escludere” “A noi stamane viene comunicata una decisione cautelare che potrebbe essere modificata dal giudizio di merito per la riammissione di un simbolo e quindi la presentazione di una lista - ha spiegato Amato - questa è una procedura non prevista dalla legge elettorale che può avere tempi indefiniti, alla quale tuttavia bisogna conformarsi, e quindi al momento non posso escludere che essa comporti un rinvio della data delle elezioni”. Un’eventualità sulla quale la decisione, ha precisato il ministro, “spetta a chi ha fissato la data delle elezioni, quindi a governo e Capo dello Stato”. Il ministro ha spiegato ancora che, dopo il via libera del Consiglio di Stato, “la decisione finale di merito deve essere ancora espressa dal Tar Lazio. Poi è possibile che su questo si innesti un regolamento di giurisdizione da parte della Cassazione per valutare se i tribunali amministrativi sono o no competenti a intervenire nel procedimento elettorale”. Insomma, ha ribadito Amato, “se la cosa rimane su questi binari, io non escludo che il risultato a cui porti sia intanto il rinvio delle elezioni”.
Pizza: “Il rinvio? Si rafforza la democrazia” Un possibile rinvio delle elezioni politiche “non è un dramma, anzi sarebbe un elemento di rafforzamento della democrazia di questo paese”. La Dc di Pizza sostiene di aver diritto a partecipare alle elezioni e di conseguenza considera questa sentenza “giusta, degna di un paese civile”. Il leader della Dc si sarebbe detto “felice di partecipare alle elezioni con gli stessi diritti e le stesse prerogative degli altri partiti”.
Sequestro del simbolo Udc “Ci siamo attivati per far sequestrare il simbolo Udc, che viene ancora usato illeggittimamente nonostante la sentenza che autorizza solo la nostra formazione politica ad utilizzare lo scudo crociato”, ha dichiarato il segretario nazionale della Democrazia cristiana ai microfoni di Infoparl.it. “L’esclusione dalla competizione politica nazionale non è dovuta ad una nostra responsabilità, ci siamo battuti fino in fondo contro un provvedimento iniquo e sbagliato, l’ordinanza del Consiglio di Stato ci ha dato ragione ed ora abbiamo diritto di svolgere la campagna elettorale come tutti gli altri partiti. Già ci è capitata la stessa vicenda per le elezioni amministrative dello scorso anno - continua Pizza - e tre Tribunali amministrativi regionali e il Consiglio di Stato ci avevano dato ragione, stavolta abbiamo ottenuto una conferma più difficile, perchè il ministero dell’Interno ha preso una decisione politica e non amministrativa”. E conclude: “Ci siamo attivati per far sequestrare il simbolo Udc, che viene ancora usato illeggittimamente nonostante la sentenza che autorizza solo la nostra formazione politica ad utilizzare lo scudo crociato”.
Berlusconi e Veltroni contrari “Sarebbe un dramma per il paese perdere ulteriore tempo. Faccio appello alla Dc affinchè abbia senso di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere altri giorni in più per la campagna elettorale”. Lo dice Silvio Berlusconi parlando a margine di un incontro organizzato dall’Ance. “Allo stesso tempo - aggiunge il Cavaliere - chiedo alle tv di recuperare gli spazi per la Dc di Pizza”. Sulla stessa linea anche il candidato dei Democratici che si dice essere “assolutamente contrario” al rinvio delle elezioni.
La Costituzione non lo permette La decisione del Consiglio di Stato concernente il procedimento elettorale che precede le elezioni ha aperto una delicatissima fase giuridico-costituzionale. Regola fondamentale di una democrazia è certamente infatti quella che prevede che in caso di scioglimento delle Camere le elezioni si svolgano comunque non oltre la data specificamente prevista dalla Costituzione. L’articolo 61 della Costituzione espressamente prevede a tal riguardo che le elezioni si debbano svolgere entro settanta giorni dalla fine della legislatura. La decisione del Consiglio di Stato deve pertanto essere resa coerente con questa rigida disposizione costituzionale. Considerando che il decreto di scioglimento delle Camere è intervenuto il 6 febbraio scorso, il termine ultimo perchè si svolgano le elezioni pertanto è il sedici aprile: non sembra di conseguenza sussistere alcuna possibilità di rinvio delle elezioni a data successiva al sedici aprile.
Di Pietro: “Le schede elettorali vanno rifatte” “Le schede elettorali sono disegnate male. Bisogna rifarle”. È quanto chiede il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. “L’Italia dei Valori si appella al Capo dello Stato, ministro dell’Interno e al governo affinché si ponga rimedio, al più presto, ad una palese distorsione del voto che si potrebbe verificare il 13 e 14 aprile. Questo a causa della composizione grafica della scheda elettorale - spiega Di Pietro - che non mette nella giusta evidenza le due coalizioni e gli altri partiti che si presentano da soli. Una collocazione grafica che rende impossibile individuare la coalizione che riconosce come candidato premier Walter Veltroni composta da due partiti: Pd e Italia dei Valori. Chiediamo quindi - continua il ministro - che si ridisegni la scheda affinché, nel rispetto della legge elettorale vigente, siano chiaramente indicate le coalizioni esistenti. Altrimenti - conclude Di Pietro - passa la falsa idea che il voto utile sia solo quello dato ai partiti maggiori”.