«Se sarà necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili». Umberto Bossi attacca il ministro dell’Interno, avverte che non consentiranno brogli, invita ad imbracciare le armi. Ma dimentica un dettaglio di non poco conto che Storace gli suggerisce: la legge elettorale e il regolamento in base al quale sono state stampate le schede sono frutto della mente del leghista Calderoli. La sortita del leader del Carroccio giunge al termine di una giornata di campagna elettorale durante la quale il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi prima a Palermo e poi a Catania, sull’affaire delle schede elettorali ha dato tutta la responsabilità al Pd. È stato Franceschini - ha spiegato il Cavaliere prima di partire per Palermo - a porre la questione a Gianni Letta. Se qualcuno è preoccupato della scarsa chiarezza - ha aggiunto - è tutto lo schieramento della sinistra, noi abbiamo sette-otto punti di vantaggio, in questi tempi non posso dire aumenteremo, ma vinceremo. Le schede restano comunque un problema: «E i tempi per ristamparle ci sono tutti» sostiene il Cavaliere. I toni nell’ultima domenica di campagna elettorale si infiammano. La sortita di Bossi scatena un vero e proprio vespaio di polemiche anche se An - dice Gasparri - le considera «solo parole». Veltroni attacca. Calderoli replica e provoca il leader del Pd: «Veltroni se è ancora un uomo e non ha svenduto i propri attributi come pegno da pagare alla Banda Bassotti, rivolga i suoi strali al ministro Amato e al suo governo che, forse per ossequiarlo sta invalidando le elezioni». Bossi in tarda serata cerca di minimizzare: «Noi vogliamo - spiega - un’operazione schede pulite, ho chiesto al presidente della Repubblica di intervenire perché non ci sia un imbroglio elettorale. La gente è arrabbiata, in piazza volevo dire che noi alla democrazia ci teniamo e che democraticamente reagiremo a ogni tentativo di impedire la chiarezza e la regolarità in cabina elettorale». Lo stesso Berlusconi, almeno ufficialmente, si adegua: «Le parole sui fucili non sono altro che una metafora per dire che la lega ha un atteggiamento molto determinato nei confronti della posizione assunta dal ministero dell’Interno», dice a notte appena sbarcato a Alghero. Ma con i suoi è altra musica. Il Viminale sceglie la strada del silenzio. Amato non ha intenzione di ripetere quanto detto due giorni fa. A suo modo di vedere la partita è chiusa e ora si tratta solo di fornire precise indicazioni ai presidenti di seggio tramite i prefetti. La circolare è pronta e oggi verrà inviata a tutte le prefetture. Indietro per il momento non si torna, malgrado le perplessità di Di Pietro, ma anche di Castagnetti. La querelle delle schede non affascina Fausto Bertinotti («è un terreno inquinato») nè Enrico Boselli («come le vogliono - si interroga il candidato premier del Partito socialista - con gli altri simboli in bianco e nero e loro a colori?») nè Francesco Storace della Destra. Berlusconi non demorde nel chiedere la ristampa di tutte le schede e a Palermo si scatena contro il Pd, lancia battute al vetriolo, elenca tutte le promesse non mantenute dalla sinistra in diciotto mesi di governo. Promette il ponte sullo Stretto, dice a chiare note che chi vota per il Pdl vota contro la mafia, ironizza sul «Walterino Settedoppiezze». Invita i cittadini a non votare per i partiti minori perché «Udc e gli altri non raggiungeranno l’8 per cento al Senato». Una battuta, quest’ultima, che irrita Totò Cuffaro dell’Udc che, dopo aver ordinato un vassoio di cannoli per il leader del Pdl, rammenta al Cavaliere che «deve sperare, se conosce bene la legge elettorale, nel nostro successo», visto che vale «due seggi in più al Senato».