Favorevole alle Olimpiadi a Pechino, ma anche i tibetani hanno diritto alla loro protesta non violenta. È la posizione del Dalai Lama assunta in una conferenza stampa a Tokyo, prima del suo viaggio negli Stati Uniti. «Sono favorevole al fatto che la Cina ospiti i Giochi, ma i tibetani hanno diritto a una protesta non violenta», ha affermato il capo spirituale dei buddisti tibetani. «La mia visita negli Usa non ha alcun valore politico», ha aggiunto il premio Nobel per la pace.
«Non siamo anticinesi e nessuno ci può dire di stare zitti», ha detto il Dalai Lama. «Fin dall’inizio siamo stati favorevoli alle Olimpiadi in Cina, sono rattristato per i tentativi di demonizzarmi da parte del governo di Pechino. Io sono umano, non sono un demone», ha protestato il leader dei buddisti lamaisti. «Uno dei problemi in Tibet è la mancanza della libertà di espressione. L’autonomia della Regione autonoma del Tibet è solo nel nome, non nei fatti. La crisi attuale è la conseguenza del profondo malessere dei tibetani». In Giappone il Dalai Lama non ha in programma incontri ufficiali, ma secondo gli organi d’informazione dovrebbe vedere la moglie dell’ex primo mininistro Shinzo Abe.
La massima autorità spirituale dei tibetani ha inoltre ringraziato i Paesi europei e l’Ue per l’attenzione con cui stanno seguendo le vicende: «Credo che gli europei siano perfettamente consapevoli e apprezzino le libertà individuali. Sono molto contento e molto felice dell’Unione europea e del suo interessamento. Grazie veramente». Il Dalai Lama ha ripetuto di desiderare in Tibet «un’autonomia genuina e non uno Stato indipendente. È importante che il Tibet conservi la sua eredità culturale: tutti i tibetani sono consapevoli di questo, devono mantenere la loro visione autonoma, e non c’è assolutamente nessun motivo per gli scontri: autonomia significa essere coinvolti e interessati al benessere del proprio Paese». Non tutti però in Europa sono d’accordo. Per esempio è stato lanciato un appello di intellettuali secondi i quali in Tibet è in atto una campagna anti-cinese dai connotati razzisti che è una continuazione dei piani colonialisti inglesi.
Intanto la Cina ha invitato il Comitato olimpico internazionale (Cio) a non politicizzare i Giochi. Il presidente del Cio, Jacques Rogge, aveva chiesto alla Cina di rispettare i suoi impegni in materia di difesa dei diritti umani. Pechino ha risposto al Cio invitandolo a non introdurre nelle Olimpiadi «questioni politiche irrilevanti», ha replicato il portavoce del ministero degli Esteri, Jiang Yu. «Mi auguro che i responsabili del Cio continuino ad aderire ai principi della carta olimpica».
Inoltre l’ambasciatore cinese negli Usa, Zhou Wenzhong, citato dall’agenzia Nuova Cina, riguardo alle manifestazioni a San Francisco, ha definito «disgustoso il comportamento di un ristretto gruppo di persone che ha ignorato lo spirito della carta olimpica e ha cercato di ostacolare e sabotare i Giochi. Questo gruppo vuole danneggiare le relazioni sino-americane e macchiare l’immagine della Cina, ma questa condotta e destinata a fallire».
L’Indonesia ha deciso di limitare il percorso della fiaccola olimpica a Giakarta quando arriverà il prossimo 22 aprile. Lo riportano i giornali locali. La polizia ha programmato di schierare 1.500 agenti per garantire la sicurezza al passaggio della fiaccola, ha detto il portavoce nazionale Anton Bachrul Alam.
Nel frattempo, la Cina ha fermato 45 persone, e sequestrato esplosivi e armi.
Smantellati due gruppi terroristici in nello Xinjiang, in Cina, uno dei quali aveva intenzione di rapire alcuni atleti durante le Olimpiadi del prossimo agosto. Lo ha reso noto il portavoce del ministro della Pubblica sicurezza, Wu Heping, nel corso di una conferenza stampa a Pechino. Sono state arrestate 45 persone e sequestrati esplosivi e armi. Secondo Wu Heping i gruppi intendevano attaccare hotel con turisti stranieri a Pechino e a Shanghai, edifici governativi e installazioni militari. I gruppi, per il portavoce, avevano chiesto ai propri membri di fare pratica con l’avvelenamento di cibo, gas tossici e detonatori.
I due gruppi avevano base nel Xinjiang, la regione autonoma dell’estremo ovest cinese popolata dalla minoranza uigura, di religione musulmana, e teatro di scontri nelle ultime settimane. Lo scorso mese la Cina aveva annunciato la presenza di minacce terroristiche durante i Giochi provenienti dallo Xinjiang e aveva dichiarato che era stato sventato il progetto di un dirottamento aereo sulla linea Pechino-Urumqi (capoluogo dello Xinjiang). (corriere.it)