ROMA - A cinque giorni dal voto per decidere il prossimo sindaco di Roma, la campagna elettorale nella capitale continua a girare intorno ai temi della sicurezza. A battere sul tasto, dopo l’episodio di violenza consumatosi a La Storta la scorsa settimana, è soprattutto il candidato del centrodestra Gianni Alemanno, che lancia oggi la proposta di un “commissario governativo per la sicurezza”. “I poteri del sindaco - spiega l’esponente del Pdl - non sono sufficienti” e quindi il commissario deve riassumere in se “i poteri dello Stato e degli Enti locali e lavorare a un vero patto della sicurezza per la capitale”.
Idea alla quale Francesco Rutelli ribatte con un’impostazione diversa. ”Attiverò e guiderò personalmente le politiche per la sicurezza di competenza del Comune di Roma”, dice il candidato sindaco del centrosinistra, spiegando che per rafforzare l’attività di coordinamento e di proposta del Comune in questo settore ha costituito oggi una commissione consultiva, chiamando a farne parte “personalità di alto profilo istituzionale e di comprovata esperienza e autorità nel campo della prevenzione e della sicurezza pubblica”.
”Non si intende in alcun modo sovrapporsi alle funzioni del Comitato provinciale per la sicurezza dell’ordine pubblico - assicura Rutelli - ma il sindaco avrà compiti speciali e trasversali e quindi avrà il dovere di dotarsi di strumenti adatti”. La situazione della sicurezza nella capitale, ricorda ancora, richiede ”un fortissimo coordinamento, si tratta di integrare le forze in campo perché Roma è vetrina del Paese e Roma sarà la capitale della sicurezza”.
Su scala nazionale, va registrata invece la linea annunciata oggi dal ministro dell’Interno in pectore, il leghista Roberto Maroni. In un’intervista al Corsera, l’esponente del Carroccio apre stamane alla possibilità di combattere la criminalità con l’ausilio delle ronde di volontari. “Non vogliamo militarizzare il territorio, ma controllarlo - spiega Maroni - Coinvolgendo le autonomie locali. Se la sinistra ci sta, bene. Altrimenti abbiamo i numeri per fare da soli”.
Le prime risposte dal campo avversario sono state però di netta contrapposizione. “Chi oggi invoca giustizia, è tra i principali artefici dello sfascio - dice il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro - Mi riferisco al governo di centro destra e alla politica berlusconiana che, da quando sono in Parlamento, hanno fatto in modo che la giustizia e i tribunali non funzionassero, che i magistrati fossero screditati e che le forze di polizia venissero usate solo per fini elettorali”.
Quanto alla proposta delle ronde, il ministro uscente delle Infrastrutture ricorda che “è un atto incostituzionale prevedere una polizia privata che si sostituisca al dovere pubblico di tutelare i cittadini da parte delle istituzioni pubbliche” specie se “vuol dire che si imbracciano fucili o mitra”. Se invece, aggiunge Di Pietro, “con ronde si intende che c’è chi segnala alla polizia se vede qualcosa di sospetto e si fa un’attività che rientra nei limiti della legalità, allora questo lo faccio anch’io quando sto dentro casa e vedo dalla finestra qualcosa di sospetto e chiamo il 113″.
Boccia il suggerimento di Maroni anche il vicepresidente dei senatori del Pd, Nicola La Torre. “Non di ronde ha bisogno questo paese - ribatte - Bisogna agire con grande fermezza, non solo per evitare questi reati ma anche per evitare che i responsabili, una volta cacciati, possano rientrare”. “Ci sono tutte le possibilità - conclude La Torre - perché questo possa essere fatto anche indurendo la legislazione esistente”.