“Speriamo in una risoluzione pacifica tra la Cina e il Dalai Lama e i suoi rappresentanti”, con queste parole il commissario europeo alle Relazioni Esterne, Benita Ferrero-Waldner (in foto con Emma Bonino), ha auspicato che la Cina accetti gli insistenti inviti al dialogo avanzati dal Dalai Lama, con l’ avvio di “un dialogo costruttivo e sostanziale”. La Ferrero-Waldner ha espresso la speranza dell’Ue nel corso di un tour asiatico che la vede oggi in visita in Giappone e che la vedrà spostarsi nelle prossime ore proprio in Cina, promettendo che la questione del Tibet sarà “al vertice delle nostre priorità” nel corso delle discussioni con le autorità cinesi, ponendo l’accento sulla stringente necessità di “realizzare miglioramenti concreti nella situazione dei tibetani”, sottolineando il fatto che la sovranità cinese sul Tibet non debba cozzare con “il rispetto della cultura dei tibetani e anche delle loro tradizioni”.
La posizione della Cina nello scacchiere mondiale nelle ultime ora appare caratterizzata anche dalle notizie che giungo dall’Africa.
Negli scorsi giorni un cargo cinese, lo An Yue Jiang, che trasportava mortai, fucili Ak47, granate e munizioni per un totale di 77 tonnellate di materiale destinato all’esercito dello Zimbabwe, era stato costretto a transitare per l’Angola (importante partner commerciale di Pechino), a causa delle proteste sudafricane contro lo scarico della merce sul porto di Durban. Merce che secondo un timore diffuso potrebbero essere state commissionate dal presidente uscente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, in previsione di un colpo di mano che gli avrebbe permesso di conservare il potere. Si apprende oggi che la nave mercantile è stata richiamata in Cina, dopo le dure prese di posizione piovute dalla comunità internazionale. In particolar modo gli Stati Uniti avevano chiesto espressamente alla Cina di bloccare la fornitura bellica per Mugabe, mentre il primo ministro britannico, Gordon Brown, aveva annunciato l’intenzione di promuovere un embargo totale sulla vendita di armi allo Zimbabwe. Embargo che si contestualizzerebbe nel solco delle sanzioni che la comunità internazionale ha emesso nei confronti del regime di Mugabe già dal 2002.
Politica questa mai fatta propria dalla Cina, forte della propria posizione all’interno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, posizione che ha consentito a Pechino di instaurare un rapporto privilegiato con alcuni paesi africani (Zimbabwe ed Angola in primis).
La penetrazione cinese in Africa procede a pieno ritmo, in una dinamica nella quale Pechino acquista materie prime e prodotti alimentari dall’Africa, il tutto a baso prezzo, e da par suo non fa mancare alle realtà africane non solo beni di consumo a bassissimo prezzo, ma anche investimenti a fondo perduto.
Una politica improntata sulla ’flessibilità’, quella praticata dalla Cina, che si fa forte della burocrazia che invece spesso paralizza i rapporti tra occidente e Africa.