La Lega non vuole sentire storie. “Niente tentennamenti e soprattutto si sta sulle cose decise e sulla parola data”, dice Umberto Bossi. Il tono perentorio usato dal senatur sulla formazione del Governo vuole significare una sola cosa: che “indietro non si torna”, come ha confidato ieri ai colonnelli nella sede di via Bellerio dove gli 85 parlamentari eletti nelle file del Carroccio hanno posato per una foto di gruppo con il Capo. E che “bisogna fare in fretta, molto in fretta”. La partita per i ministri, taglia corto Bossi, “si deve chiudere prima dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato, sennò - aggiunge - sono sempre possibili sorprese”.
Assicura, il segretario federale, che la lista dei ministri, almeno per quanto riguarda quelli leghisti, “sarà chiusa entro sabato. Voglio avere un accordo scritto, nero su bianco” - ha spiegato ai suoi. Proprio per sabato, non a caso, è stato fissato un nuovo incontro, a questo punto decisivo, tra Bossi e il premier in pectore Silvio Berlusconi. In casa Lega non c’è uno che non sia pronto a scommettere che la rosa proposta e annunciata ai giornalisti domenica scorsa dopo l’incontro di Arcore alla fine non verrà rispettata.
Perché - come riferisce un dirigente che ha partecipato alla riunione di ieri nel quartier generale leghista - “ad Arcore ci è stata data la parola”. E dunque: Bossi ministro per le Riforme, Maroni all’Interno, Calderoli vice premier, Luca Zaia alle politiche agricole e Castelli vice ministro alle Infrastrutture. “Non ci piove - è il ragionamento che fa lo Stato maggiore del Carroccio - solo con questa formazione possiamo tenere fede agli impegni che abbiamo preso con la valanga di elettori che ci hanno votato”.
Ma la partita è lunga e non ancora deciso, il neo Premier in pectore, infatti, risponde indirettamente,facendosi garante dell’unità nazionale e degli equilibri ra Nord e Sud del paese.
«In cinque anni di governo non c’è mai stato un provvedimento proposto dalla Lega che andasse a favore esclusivamente del Nord. Inoltre nella nostra coalizione c’è la Lega al Nord ed il Movimento per l’Autonomia al Sud. La verità è che la Lega usa in certi suoi protagonisti un linguaggio che non dovrebbe usare. Quando parlano di fucili, usano iperboli, metafore, paradossi per comunicare con l’elettorato che magari appartiene alla classe popolare, poi però non si hanno conseguenze». Lo ha detto il leader del Pdl e premier in pectore Silvio Berlusconi, ai microfoni dell’emittente televisiva «Roma Uno».
«Ho pubblicamente invitato la Lega a non usare questo linguaggio», ha aggiunto il leader del Pdl ai microfoni dell’emittente locale, sottolineando comunque che «in 21 anni in politica» il Carroccio non ha mai causato problemi alla maggioranza. Quanto all’espressione «Roma ladrona», il Cavaliere ha detto: «È un modo di indicare la casta politica e burocratica che costa ai cittadini». Una spesa pubblica, ha concluso, «che bisogna ridurre dimezzando il numero di parlamentari, abolendo le province e riorganizzando la Pubblica Amministrazione».
«Introdurremo un bonus di 1000 euro per quelle famiglie in cui si registra un nuovo nato». Lo ribadisce il leader del Pdl Silvio Berlusconi, in un’intervista alla tv romana «Romauno». E a chi gli chiede se bonus possa essere erogato anche per chi non è sposato, il premier in pectore risponde: «Si’, per la nascita di un bambino le spese ci sono comunque. E’ giusto che i soldi siano conferiti alla mamma che deve affrontare le spese di un bambino nei primi mesi di vita, che non sono poche».