Un piccolo passo in avanti, verso l’Europa. La Turchia rivede una delle norme più contestate per il suo ingresso nell’Ue. Si tratta dell’articolo 301 del codice penale, che limita la libertà di espressione e che è stato utilizzato per perseguire centinaia di scrittori tra cui il Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, accusato di vilipendio allo stato turco.
L’articolo è stato ora riformato, con il voto favorevole di 250 deputati e la strenua opposizione di 65 nazionalisti. Comunque, nulla di sconvolgente: rimane un reato insultare lo stato turco, ma non più «l’identità turca». La pena massima è stata ridotta da tre a due anni e si stabilisce che tutti i fascicoli, prima di finire sul tavolo del giudice, dovranno essere esaminati preliminarmente dal ministro della Giustizia. Il Guardasigilli Mehmet Ali Sahin, comunque, ha precisato che «con questa modifica, non si intende permettere alla gente di insultare liberamente la turchità».
L’articolo 301 era stato introdotto nel 2003: da allora la giustizia turca ha perseguito migliaia di persone, condannandone 745. Bruxelles da tempo chiede alla Turchia «almeno una modifica», e la piccola apertura approvata ora dal Parlamento potrebbe distendere in rapporti tra il governo Erdogan e l’Unione Europea. Numerose Ong e avvocati continuano comunque a chiedere al governo turco che l’articolo 301 venga abolito, perché le semplici modifiche apportate non cambiano la sostanza delle cose.
Ora la Turchia ha altre prove da affrontare, come la manifestazione del primo maggio, che potrebbe trasformarsi in una tragedia: il governo turco ha infatti vietato qualsiasi presidio in piazza Taksim a Istanbul, dove nel 1977, sempre in occasione della Festa dei lavoratori, morirono 36 persone. I sindacati però hanno già fatto sapere che sfideranno il divieto e alle 13 scenderanno in piazza.