Per affrontare la crisi alimentare mondiale bisogna “eliminare le politiche fiscali e commerciali che hanno effetti distorsivi sul mercato e arrivare a una rapida conclusione del Doha round”, ossia il negoziato per il commercio globale multilaterale; lo sostiene il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon (foto), nel corso nel suo intervento al vertice mondiale sulla sicurezza alimentare, in corso a Roma, richiamando sulla necessità di una “risposta immediata all’impennata dei prezzi degli alimenti”, ponendo l’accendo sulla necessità di “aumentare del 50% entro il 2030″ la produzione alimentare.Il segretario dell’Onu individua due strade da percorrere. La prima consiste nel: “migliorare l’accesso al cibo delle popolazioni vulnerabili e adottare misure immediate per aumentare la disponibilità alimentare alle loro comunità”, tramite l’ampliamento dell’assistenza alimentare, grazie ad aiuti, protezione sociale dei più vulnerabili, sostegno alla produzione dei piccoli produttori, tramite aiuti e miglioramenti infrastrutturali, senza dimenticare seri interventi sulle politiche fiscali e commerciali, al fine di ridurre le restrizioni all’export e i dazi sulle importazioni favorendo la libera circolazione dei beni agricoli e la gestione dell’impatto dei prezzi alimentari sulle inflazioni e le bilance economiche, con il sostegno alla bilancia dei pagamenti dei paesi importatori di cibo e alle misure a medio-termine finanziariamente sostenibili per i governi.
La seconda strada consisterà nel garantire sicurezza alimentare nel mondo “sul lungo periodo”, , superando i problemi strutturali che impediscono lo sviluppo agricolo ed aumentando investimenti a lungo termine nelle piccole comunità agricole nei paesi in via di sviluppo.
Progetti che non possono prescindere dall’eliminazione delle politiche fiscali e commerciali che hanno effetti distorsivi sul mercato (anche attraverso una rapida conclusione del negoziato di Doha) e sostenendo la ricerca, per migliorare l’agricoltura e l’allevamento.
Ban Ki-moon ha parlato anche dei biocarburanti, richiamando l’urgenza di “raggiungere un grado maggiore di consapevolezza per un consenso a livello internazionale sui biocarburanti”.
Secondo il Segretario Generale della Fao, Jacques Diouf (foto a destra), servono 30 miliardi di dollari l’anno per sconfiggere la fame, che oggi colpisce 862 milioni di persone.
“Come possiamo spiegare alle persone di buon senso - ha detto rivolgendosi all’assemblea - che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all’anno per garantire a 862 milioni di persone affamate il più fondamentale dei diritti umani: il diritto al cibo e di conseguenza il diritto alla vita?”, chiede l’alto funzionario.
Il Presidente Fao ha pertanto rilanciato l’appello da 1,7 miliardi di dollari per garantire ai contadini dei Paesi poveri fertilizzanti, sementi e foraggio per gli animali. Sono queste, ha spiegato, le misure più immediate da mettere in atto per difendere la stagione agricola 2008, dando così risposte immediate alla crisi alimentare in corso, ricordando che negli ultimi 25 anni gli aiuti internazionali all’agricoltura sono calati dagli 8 miliardi di dollari del 1984 ai 3,4 miliardi di dollari del 2004, con una riduzione in termini reali pari al 56%, pertanto “il tempo per parlare è terminato”, ha sottolineato Diouf, “ora è tempo di agire”, dal momento che: ”Se non prenderemo immediatamente decisioni coraggiose richieste dalle attuali circostanze le misure restrittive decise dai Paesi produttori per andare incontro alle necessità delle loro produzioni, l’impatto del cambiamento climatico e la speculazione sui mercati dei futures metterà il mondo in una situazione pericolosa. Quali che siano le loro risorse finanziarie alcuni paesi potrebbero non trovare cibo da acquistare. La soluzione strutturale del problema della sicurezza alimentare nel mondo risiede nella produzione e nella produttività dei Paesi a basso reddito. Occorrono soluzioni innovative e creative oltre alle azioni di aiuto allo sviluppo, sono necessari accordi di partnership tra paesi che hanno risorse finanziarie, capacità di management, tecnologie con quei paesi che hanno terra, acqua e risorse umane. Solo in questo modo sarà possibile garantire relazioni internazionali bilanciate per garantire lo sviluppo agricolo sostenibile.
Diouf ha anche posto l’accento sulla questione dei biocarburanti e lo ha fatto in tono piuttosto polemico, sottolineando che: “Nel 2006 ben 100 milioni di tonnellate di cereali sono state spostate dal consumo alimentare a quello energetico” e che “nessuno capisce come 11- 12 miliardi di dollari di sussidi nel 2006 e politiche di tariffe agevolate abbiamo avuto l’effetto di spostare 100 milioni di tonnellate di cereali dal consumo umano, soprattutto per soddisfare la sete di biocarburanti…ma soprattutto nessuno capisce come i paesi dell’Ocse - ha continuato - abbiano creato una distorsione dei mercati mondiali con 372 miliardi di dollari spesi nel 2006 a sostegno delle loro agricolture; come in un singolo paese lo spreco di acqua possa arrivare a 100 miliardi di dollari annuali, come i consumi eccessivi degli obesi nel mondo rappresentino 20 miliardi dollari l’anno, ai quali vanno aggiunti costi indiretti di 100 miliardi di dollari per morti premature e malattie correlate e infine, come nel 2006 il mondo abbia speso 1.200 miliardi di dollari per l’acquisto di armi”.