Per il ministro dell’Interno Robero Maroni, quella sulla militarizzazione delle città: « … è una polemica strumentale e inutile», «non ci sarà alcuna militarizzazione delle citta». la dichiarazion e è stata rilasciata oggi durante una conferenza stampa in Prefettura a Milano, dove in mattinata ha avuto anche un breve incontro con il ministro della Difesa Ignazio La Russa. «Il Consiglio dei Ministri ha approvato un emendamento - ha spiegato Maroni - che prevede la possibilita’ per il ministro dell’Interno, su richiesta dei prefetti, di utilizzare fino a 2500 militari, accanto alle forze dell’ordine, in alcune aeree e in alcune situazioni. Tutto ciò e’ una decisione che prende il ministro dell’Interno e affida la gestione ai prefetti. Quindi non c’e’ alcuna militarizzazione delle città, ma un potenziamento dell’attività di controllo e di presidio notturno in alcune zone particolarmente a rischio di notte».
Sulla questione si è espresso, sempre da Milano, Ignazio La Russa: «Pochi sanno che i carabinieri sono forze armate, circa 10mila sono alle dipendenze del ministro della Difesa». Quindi i 2.500 soldati che potrebbero arrivare nelle città in aiuto alle forze di polizia «potrebbero essere presi proprio dai carabinieri». Cosi’ il ministro della Difesa, al termine dell’incontro con il ministro Maroni in prefettura, a Milano ha spiegato precisato alcuni punti dell’emendamento sull’uso dei militari, che potrebbe essere inserito nel disegno legge sulla sicurezza. «Questo provvedimento dura per sei mesi - ha spiegato il ministro - ed e’ rinnovabile una sola volta. Permette di avere un contingente, non superiore alle 2.500 unita’ per lavorare in concorso con le forze di polizia. La differenza rispetto a prima e’ che si da’ la possibilita’ di intervenire immediatamente in casi di urgenza per specifiche esigenze, con l’autorizzazione del prefetto e la decisione del ministro dell’Interno». La Russa ha ribadito che non c’è nessun contrasto con il governo e a creare il caso’sono invece «alcune forze politiche, nelle quali scatta un meccanismo antico» appena si parla di lotta alla criminalita’.
Il fatto
Il ministro della Difesa e il ministro dell’Interno hanno raggiunto un’intesa su un emendamento sul ddl della sicurezza che prevede l’utilizzo per un periodo di sei mesi, rinnovabili, di 2.500 soldati per azioni di pattugliamento e perlustrazione nelle città metropolitane. La notizia è stata data dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, in un incontro stampa a Bruxelles, al termine del Consiglio dei ministri Difesa.
I soldati agiranno come agenti di pubblica sicurezza, sotto il coordinamento dei Prefetti, ha precisato La Russa, ipotizzando soprattutto un utilizzo dei soldati che hanno avuto esperienze nelle missioni di pace. «Io ero assente, perchè ero qui a Bruxelles, ma il sottosegretario Letta - ha detto La Russa - ha annunciato l’intesa raggiunta con il ministro degli Interni a cui spetterà il compito di utilizzare un contingente massimo di 2.500 soldati italiani che con questo emendamento si rende disponibile per partecipare ad azioni di perlustrazione e pattugliamento nelle città e nei centri metropolitani per tutelare meglio, insieme alle forze dell’ordine, la sicurezza dei cittadini». Si tratta di quelle «pattuglie - ha spiegato La Russa - che avevo auspicato e che il ministro dell’Interno potrà, se vuole, utilizzare al meglio, per dare risposta alla richiesta di sicurezza dei cittadini».
Il ministro ha ricordato che aveva avanzato «la disponibilità delle Forze Armate a contribuire, in concomitanza con le Forze dell’ordine, a compiti di pattugliamento in città e perlustrazione al di fuori delle città». Dopo una lunga discussione sulla forma da utilizzare, «è stata raggiunta l’intesa su un emendamento che abbiamo scritto a quattro mani io e il ministro Maroni e che nei prossimi giorni verrà presentato al decreto sicurezza». Secondo La Russa, con questo emendamento si rende possibile l’idea di passare dal «poliziotto di quartiere di giorno ad una pattuglia mista nelle ore prevalentemente serali, quando maggiore è l’esigenza di sicurezza». «Per le forze armate è un sacrificio, perchè non abbondiamo di personale, ma lo facciamo molto molto volentieri - ha commentato - e questa disponibilità aumenta il merito dei nostri soldati».
Negative le prime reazioni dai sindacati della polizia che rivendicano la mancanza di sostegno ai lavoratori: «Mentre si tagliano le ore di straordinario ai poliziotti, mortificando le operatività di Antiterrorismo, (Ucigos, Nocs, Reparti Speciali) non si fanno assunzione da oltre 10 anni, - afferma il Segretario Generale Nazionale della Consap Giorgio Innocenzi - si affida il controllo delle città alle forze armate». Per la Confederazione sindacale Autonoma di Polizia, «le dichiarazioni del Ministro della Difesa sconcertano allorquando crea l’analogia fra compiti di polizia svolti in paesi dilaniati dalla guerra e le attività di controllo sul territorio nazionale».
Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, ha commentato l’annuncio, dicendo: «Le forze armate per controllare il territorio delle città si usano ultimamente solo in Colombia contro il terrorismo e contro l’insurrezione armata» e ha aggiunto «Vorremmo che le forze armate fossero utilizzate per difendere lo Stato dalle aggressioni esterne e che l’ordine pubblico possa essere assicurato dalle forze di polizia. Quindi serve un grande lavoro di recupero delle forze di polizia, che attualmente sono impegnate in tante altre attività. Semmai si può pensare all’aumento di poteri e doveri delle forze di polizia municipale. L’idv -ha concluso Di Pietro- rispetta le forze amate e questa idea di militarizzare le città dà una tale idea di insicurezza che ancora di più allontanerà il turismo ed il mondo economico estero dal nostro Paese»
Per il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi «non si corre nessun rischio di militarizzare le città, queste sono panzane. È vero il contrario: l’uso dell’esercito è un mezzo per garantire più sicurezza ai cittadini. Su questo tema l’attuale maggioranza ha vinto le elezioni. Secondo la sinistra cosa dovremmo fare: rimangiarci il programma di governo?».
Dichiarazione congiunta dei ministri ombra Marco Minniti e Roberta Pinotti, rispettivamente ministri dell’Interno e della Difesa, che affermano: «La decisione di annunciare l’impiego dell’esercito per funzioni di ordine pubblico significa affrontare il tema della sicurezza evocando e praticando scelte emotive poco efficaci sul terreno concreto». Sottolineano che «neanche nei momenti più difficili della storia della nostra democrazia si è pensato di utilizzare l’esercito con funzioni di ordine pubblico nelle grandi città italiane. I termini dell’operazione “Vespri siciliani” erano ben diversi. Si trattava di vigilare obiettivi fissi tramite un esercito di leva. L’idea di utilizzare per la pubblica sicurezza un esercito totalmente professionale, addestrato per fare ben altre ed importanti cose, rischia di produrre una pericolosa confusione di ruoli e di funzioni. Vi è il pericolo di trasmettere l’idea di un paese non in grado di garantire per via ordinaria, impegnando le forze di polizia a tale scopo preposte, la sicurezza dei cittadini. È un atto che mette in imbarazzo le stesse forze di polizia, che rischiano di essere mortificate nel loro straordinario ed importantissimo contributo, e che non è certo il migliore biglietto da visita per il nostro Paese». Concludono sostenendo che «ci si muove ancora in una logica puramente emergenziale non comprendendo che il tema della sicurezza ha bisogno scelte strutturali che durino nel tempo. Una politica di sicurezza non si costruisce con un susseguirsi di annunci spesso contraddittori gli uni con gli altri. Insomma non si capisce che puntare sulla paura può servire anche a vincere le elezioni ma non a governare una grande democrazia occidentale».