C’é l’impegno del governo e dei gruppi parlamentari per arrivare all’approvazione della manovra in parlamento prima dell’estate. Lo avrebbe detto in occasione dell’incontro con le parti sociali il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Tremonti avrebbe confermato che la manovra per il 2009 sarà di 13 miliardi, nel 2010 di 7,1 mld e nel 2011 di 14,6 mld. La manovra triennale sarà di 34,8 miliardi.
Il deficit del 2008 si attesta al 2,5% mentre la crescita del Pil è allo 0,5%. Nel 2009 verranno reperite risorse da entrate fiscali per quattro miliardi.
Tremonti ha anche anticipato che tutto il patrimonio del Demanio andrebbe a Comuni e Regioni e che A settembre inizierà la sessione del Parlamento dedicata al federalismo fiscale.
Salta invece, almeno per ora, ogni ipotesi di eliminazione delle Comunità montane e delle nove province che si trovano laddove dovrebbero sorgere le città metropolitane. L’indiscrezione sarebbe emersa nel corso dell’incontro tra esponenti del Governo, regioni, province, comuni e comunità montane al ministero degli affari regionali. Secondo quanto ha riferito un partecipante all’incontro di tutta la materia si tornerebbe a discutere a settembre.
Sempre secondo quanto si apprende dopo gli incontri di natura tecnico-politica di queste ore la manovra potrebbe prevedere, oltre al taglio di sei miliardi per la sanità (un miliardo nel 2009, due nel 2010 e tre nel 2011), anche la reintroduzione dei ticket sanitari a partire dal 2009.
La manovra del 2009 prevederebbe l’obbligo per le Regioni di istituire misure di compartecipazione alla spesa che determinino lo stesso importo di entrate aggiuntive pari a 834 milioni di euro. Nel caso di inadempienza scatterebbe automaticamente il ticket di 10 euro, che è attualmente sospeso fino al 31 dicembre 2008.
Il Consiglio dei ministri per il varo del Piano triennale di finanza pubblica è stato convocato oggi pomeriggio alle 17.30, a Palazzo Chigi. All’ordine del giorno anche un disegno di legge delega che riguarda il settore della pubblica amministrazione e un disegno di legge sugli atti persecutori, il cosiddetto stalking.
Il Consiglio dei Ministri è convocato per mercoledì 18 giugno 2008 alle ore 17.30 a Palazzo Chigi, per l’esame del seguente ordine del giorno:
- PROVVEDIMENTI LEGISLATIVI: Disposizioni per lo sviluppo economico, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria (ECONOMIA - SVILUPPO ECONOMICO);
- DISEGNO DI LEGGE: Delega al Governo finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico (PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE);
- DISEGNO DI LEGGE: Misure contro gli atti persecutori (PARI OPPORTUNITA’ - GIUSTIZIA);
- LEGGI REGIONALI. Lo rende noto un comunicato di Palazzo Chigi.
SCAJOLA: CLASS ACTION SLITTA AL 2009
ROMA - Bisognerà attendere il 2009 per poter dare il via a cause collettive anche in Italia. L’entrata in vigore della legge che consente azioni risarcitorie a tutela degli interessi di consumatori e utenti - che molte associazioni erano già pronte a promuovere contro società e banche - slitterà infatti di sei mesi, dal primo luglio al primo gennaio 2009, come ha confermato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. Il provvedimento, licenziato con la Finanziaria 2008 dal governo Prodi, sarà oggetto di “revisione”, con le parti sociali, e verrà allargato alla Pubblica amministrazione.
Una sonora bocciatura alla decisione di rinviare la legge è immediatamente arrivata dai consumatori. “Siamo assolutamente contrari”, ha affermato il Codacons. Anche la Cisl di Raffaele Bonanni ha mostrato di non essere d’accordo: “Questa altalena non fa bene al Paese”, ha detto riferendosi al meccanismo di norme scritte da un esecutivo e cancellate dal successivo. La norma è comunque destinata ad essere rivista. Pur sottolineando che “il governo è favorevole al provvedimento”, che è “di assoluta validità e importanza per i consumatori”, Scajola ha spiegato che la legge sulla class action entrerà in vigore a gennaio del prossimo anno dopo un “percorso di revisione con le parti interessate”. Perché, ha aggiunto il ministro dello Sviluppo economico, “abbiamo il sospetto che così com’é porterebbe a vagoni di ricorsi senza giovare ai consumatori”. Dunque, per soddisfare l’obiettivo che deve essere di “dare giustizia a chi si sente danneggiato” e “per produrre effetti positivi - ha detto - ha necessità di essere ritoccata”. Ritocchi che, ha sottolineato, saranno discussi insieme alle “parti coinvolte”.
A tal fine già per domani ha convocato il Consiglio nazionale dei consumatori. La decisione di fermare la legge sulla class action non è piaciuta al leader della Cisl. Sollecitando una “spiegazione” del governo su “questo stop”, Bonanni ha affermato: “Non mi piace che alcuni governi scrivano le norme e quelli dopo le cancellino. Questa è un’altalena che non fa bene al Paese”, ha sostenuto il segretario generale della Cisl, perché “non crea un clima costruttivo e di fiducia”. Da parte loro i consumatori promettono opposizione. “Ci opporremo a proroghe che appaiono palesemente ordinate dalle grandi imprese italiane guidate da Confindustria”, ha affermato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. Più possibilista l’Adiconsum. “Se il rinvio della class action - ha detto il segretario generale Paolo Landi - dovesse portare a sostanziali miglioramenti saremmo perfettamente d’accordo, ma temiamo non sia così, viste le pressioni di Confindustria”.