Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha avvertito il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, che le elezioni previste per venerdì prossimo nel Paese africano non potranno essere né libere né eque, dato che il leader dell’opposizione, Morgan Tsvangirai, ha abbandonato la competizione elettorale e trovato rifugio presso l’ambasciata olandese di Harare per sfuggire alla campagna di violenza del governo.
“Le elezioni si faranno”. Le forze di Mugabe, nei giorni scorsi, hanno assaltato il quartier generale del Movement for Democratic Change (il partito guidato da Tsvangirai), rapendo e picchiando decine di persone. Il leader del Mdc ha intanto annunciato che lascerà l’ambasciata olandese entro domani. Il documento dell’organo decisionale delle Nazioni Unite recita: “Il Consiglio di Sicurezza continuerà a monitorare da vicino la situazione e richiede al Segretario generale di fare rapporto sugli sforzi regionali e internazionali per risolvere la crisi”. Anche se il testo, modificato e ‘ammorbidito’ rispetto al documento originale, stilato dalla Gran Bretagna, ha raccolto per la prima volta anche le adesioni di Sud Africa, Russia e cina, non accoglie però l’invito del segretario generale Ban Ki-moon a rinviare le consultazioni. “La data è stata fissata, le elezioni andranno avanti come vuole la nostra Costituzione”, ha detto Boniface Chidyausiku, l’ambasciatore dello Zimbabwe alle Nazioni Unite.
Arrestato cinque volte. Il governo di Mugabe, intanto, continua a mostrare la sua faccia tosta nel negare che sia in atto una ‘restrizione’ alle attività dell’Mdc, per non parlare di torture, omicidi mirati e trasferimenti forzati della popolazione che sostiene l’opposizione. E’ di poche ore fa la farneticante dichiarazione del capo della polizia dello Zimbabwe, Augustine Chihuri, che ha dichiarato alla testata on-line AfricaNews di aver appreso “con stupore e sconcerto la decisione di cercare rifugio nell’ambasciata olandese. Si tratta di una mossa ben calcolata per infangare le elezioni e abbrutire l’immagine dello Zimbabwe”. In precedenza, il leader del Mdc, che ieri ha definitivamente rinunciato a correre per il ballottaggio, era stato picchiato e arrestato cinque volte.
Carestia. L’opposizione sostiene che almeno una novantina dei suoi sostenitori siano stati uccisi finora, e 200 mila costretti dalle milizie dello Zanu-Pf, il partito di Mugabe, a fuggire dalle loro case. L’Mdc ha vinto le elezioni presidenziali di marzo, ma i voti di Tsvangirai non sarebbero stati sufficienti, secondo la commissione elettorale dello Zimbabwe, per evitare il ballottaggio. Il Paese è sull’orlo del collasso economico. Al tasso di cambio di ieri, trenta miliardi di dollari zimbabwesi valevano un dollaro Usa. La produzione di mais ammonta a un decimo rispetto al 1990 e una drammatica penuria di cibo rischia di colpire almeno cinque milioni di persone entro la fine dell’anno. In un Paese dove l’aspettativa di vita è di 34 anni per una donna e 37 per un uomo, e gli orfani sono 1,7 milioni.