ROMA - La Camera ha votato la fiducia al governo Berlusconi approvando con 322 voti a favore l’emendamento al decreto legge in materia di sicurezza. I voti contrari sono stati 267. Otto deputati si sono astenuti. Il seguito dell’esame, con la discussione degli ordini del giorno e la votazione finale sul decreto è previsto per domani mattina, a partire dalle nove. Il provvedimento dovrà poi tornare a Palazzo Madama per la conversione in legge.
“Voi dovete votare in modo diverso in Parlamento” rispetto al “partito giustizialista e manettaro di Di Pietro”. Questo e’ stato l’invito rivolto al Pd dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, prima del voto al decreto sicurezza.
“Se il Pd si illude di potersi differenziare dal partito giustizialista e manettaro di Di Pietro solo quando insulta il Papa e il Capo dello Stato - ha affermato Alfano, intervenendo al convegno dell’Unione Camere Penali - compie un gravissimo errore politico. Voi - ha aggiunto rivolgendosi al ministro della giustizia ‘ombra’ - dovete votare in modo diverso in Parlamento per differenziarvi da Di Pietro altrimenti lo legittimate”. Il guardasigilli ha dunque rivolto un “appello al Pd” affinché prenda “di petto la questione giustizia” perché “il nutrimento antiberlusconiano che ha alimentato alcuni gruppi dirigenti necessità di un ripensamento profondo”, altrimenti “non si fa né il bene del paese né il bene della giustizia”.
GIUSTIZIA: A SETTEMBRE RIFORMA ORGANICA - “Vi annuncio, come fatto dal presidente Berlusconi, che proporrò, a partire da settembre, un’agenda che contempli una riforma organica della giustizia”. Lo ha detto il ministro della giustizia, Angelino Alfano, intervenendo al convegno dell’Unione Camere Penali (Ucpi).
BERLUSCONI, SERVE UNA GRANDE RIFORMA
Il Paese ha bisogno “di una grande riforma della giustizia”. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi incontrando i deputati del Pdl a Montecitorio secondo quanto riferito da alcuni presenti. Il presidente del Consiglio si è detto “sereno” e “tranquillo” riguardo ai processi e alle inchieste che lo vedono coinvolto. Citando gli ultimi avvenimenti giudiziari legati alla sua persona, il premier ha detto di essere “ancora più determinato ad andare avanti” sul tema della giustizia, per la quale serve “una grande riforma”. Berlusconi, sempre secondo quanto riferito da alcuni presenti, ha anche citato alcuni sondaggi sostenendo che solo il 6% degli elettori del Pdl ha ancora fiducia nella magistratura. Ci sono alcune procure che “fanno ancora politica”, ha attaccato il Cavaliere.
LODO ALFANO LUNEDI’ IN SENATO - Le commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato dovrebbero votare definitivamente il lodo Alfano entro giovedì pomeriggio. Tra oggi e domani, infatti, ci sarà la discussione generale del provvedimento e per giovedì alle 12 è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. E’ questo, in sintesi, il calendario dei lavori deciso dall’Ufficio di presidenza delle due commissioni presiedute da Filippo Berselli e Carlo Vizzini. Domani mattina dovrebbero poi esserci le audizioni dei costituzionalisti Gustavo Zagrebelsky e Annibale Marini, così come richiesto dall’opposizione. Il lodo è poi atteso nell’Aula di Palazzo Madama per il prossimo lunedì.
LODO: FINOCCHIARO, ATTO DI PROTERVIA E PREPOTENZA
“La fretta della maggioranza di approvare il lodo Alfano è la dimostrazione, ancora una volta, di una protervia nel perseguire gli interessi privati da parte della maggioranza”. La capogruppo del Pd Anna Finocchiaro, ha lasciato che in Aula altri senatori del suo gruppo protestassero contro la decisione della Conferenza dei capigruppo di fissare per martedì prossimo, 22 luglio, il voto sul lodo Alfano dopo un giorno e mezzo di dibattito in Aula, ma ne parla con i cronisti in sala stampa. “Approvare a tutti i costi e con legge ordinaria il lodo Alfano - osserva Anna Finocchiaro - è un esempio di prepotenza politica e istituzionale ed è anche la dimostrazione che gli interessi generali del Paese sono sottomessi agli interessi privati”. “Non mi convinceranno mai - sottolinea la capogruppo del Pd al Senato - che il lodo Alfano è una buona soluzione. Ha grossi profili di incostituzionalità. Si adotta una legge ordinaria su un tema che è da legge costituzionale e questo è ingiustificabile nel nostro sistema”. Anna Finocchiaro critica il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri sostenendo che ha detto “una cosa assolutamente falsa affermando che eravamo stati noi a chiedere che si facesse prima il lodo Alfano e poi il decreto sicurezza”. “Siamo ormai - commenta - nel surreale e credo che gli italiani saranno molto interessati al dibattito sul lodo Alfano (é prevista la diretta televisiva il giorno del voto, ndr) e potranno riflettere sul fatto che questa straordinaria fretta è per un provvedimento che non aumenta i redditi o garantisce lavoro ma garantisce al presidente del Consiglio che non si farà l’udienza finale del processo Mills”.
DL SICUREZZA: DI PIETRO, COME AI TEMPI OLIO RICINO
“Non è accettabile un aggravante razziale per i reati commessi dagli extracomunitari; non è ammissibile la schedatura dei bambini Rom con le impronte digitali; non è condivisibile una sensibile diminuzione delle pene per chi ha commesso reati gravi solo per salvare Silvio Berlusconi e i suoi amici”. Con queste parole Antonio di Pietro ha attaccato il governo intervenendo nell’aula della Camera in dichiarazione di voto sulla fiducia al decreto legge sulla sicurezza. Per il leader dell’Italia dei Lavori si tratta di un “provvedimento sicuramente xenofobo, e non a caso Berlusconi si sente oggi il degno prosecutore dei tempi dell’olio di ricino”. L’ex pm ha iniziato il suo intervento protestando per l’assenza dall’aula del premier:”Lei non c’é, ma continua a chiedere al Parlamento voti di fiducia sul suo operato e sulla sua scelte per difendere se stesso. Ma si ricordi che non tutti in quest’aula sono suoi dipendenti”. Un’altra accusa Di Pietro l’ha rivolta al governo nel merito del decreto perché mentre “si continua a sbandierare il tema della sicurezza come prioritario, nello stesso tempo si tagliano 40.000 posti di lavoro complessivamente a tutte le forze dell’ordine”. A suo avviso ancora più gravi sono i tagli al settore della sicurezza, per 700 milioni di euro al ministero dell’interno e 1 miliardo per la difesa. In sintesi, per Di Pietro il decreto sicurezza contiene una “norma salva-premier che servirà a tutelare anche il complice di Berlusconi al processi di Milano, David Miller”.
DL SICUREZZA: CASINI, CON TAGLI INEFFICACE LOTTA CRIMINALITA’
“Con questi tagli ai fondi per le forze dell’ ordine non si può fare una politica efficace di contrasto alla criminalità”: Pier Ferdinando Casini, capogruppo dell’Udc alla Camera, chiama la maggioranza a rispondere su questo dato “inoppugnabile “. Nelle dichiarazioni di voto in aula al decreto sulla sicurezza, Casini ribadisce che il suo partito “per coerenza con gli elettori” voterà no alla fiducia. “Oggi più che mai il dialogo è necessario” e nel dl sicurezza “ci sono norme condivisibili” ma, lamenta Casini, “non si possono operare tagli indiscriminati, se la sicurezza é un’emergenza nazionale non si possono accettare tagli indiscriminati a questo settore”.”Siamo obbligati a votare no a questa fiducia ma su questo provvedimento vi daremo una mano, però dovete rispondere al Parlamento e al Paese dei tagli alla sicurezza”. L’aver posto la fiducia, a suo avviso, “blocca un dialogo mai così necessario come su materie di questo tipo e continua l’esproprio del Parlamento fatto in questa legislatura” perché “sulla domanda di sicurezza che viene dai cittadini non ci si può dividere tra destra, sinistra e centro. Siamo tutti consapevoli che quando si parla di diritti dei cittadini e della loro libertà il Parlamento è chiamato a dare risposta univoca”. Casini critica la previsione nel provvedimento della “immigrazione irregolare come aggravante”, ma dice anche che “molte norme di questo testo invece sono condivisibili. Per fortuna è stata stralciata la blocca processi: non si può essere feroci e lassisti a intermittenza”
DL SICUREZZA: MANTOVANO,RITOCCHI PATTO ROMA IN OTTICA CONDIVISA
”C’é qualche ritocco, ma in una prospettiva costruttiva e tutti convergono in merito all’ obiettivo di elevare il livello di sicurezza nella capitale mettendoci ciascuno del proprio, chi uomini, chi mezzi, chi risorse finanziarie in una ottica condivisa”. Lo ha detto il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, uscendo dall’incontro in Campidoglio con il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti sul patto sulla sicurezza della Capitale
DL SICUREZZA: COTA, NOI MANTENIAMO PROMESSE. MARONI VADA AVANTI
“Quando si promette si mantiene, perché la gente è stufa di chi dice e non fa. Noi oggi manteniamo. E’ la prima differenza tra la vecchia e la nuova politica”. Così ha esordito il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Cota, nella dichiarazione di voto in Aula sul decreto sicurezza. “Questa è la strada giusta e la Lega non tornerà indietro. Chiediamo al nostro ministro (Maroni, ndr) di andare avanti con coraggio”. Per rispondere alle polemiche che hanno accompagnato i provvedimenti del governo in tema di sicurezza, Cota ha ricordato che a dicembre, dopo l’assassinio a Roma di Giovanna Reggiani, l’allora sindaco Veltroni pose la questione della ‘tolleranza zero’ e il governo approvò due decreti, che “furono lasciati decadere per le beghe interne al centrosinistra”. E anche sul tema delle impronte ai rom, il capogruppo del Carroccio ha sottolineato che “i patti per la sicurezza del precedente governo parlavano di identificazione dei nomadi”. Cota ha voluto rispondere anche a chi sostiene che il decreto sicurezza non sia stato oggetto di discussione parlamentare. “Non è vero - ha detto - Tant’é che al Senato sono state introdotte modifiche al testo originario, come quelle che prevedono pene più severe per chi dichiara false generalità. E modifiche sono arrivate anche alla Camera, con gli emendamenti alla norma sulla sospensione dei processi”. “Profondamente colpito e indignato”, si è detto Cota, che si sia criticata aspramente la cosiddetta ‘blocca-processi’, ma non si sia “mai posto il problema” che ci sono migliaia di processi iniziati anche prima del 2002, e non ancora conclusi. “Mi chiedo se non sia vero che questi problemi non interessano l’opposizione perché su di essi non è possibile una strumentalizzazione politica”. “I cittadini si vogliono sentire padroni a casa propria - ha concluso il deputato del Carroccio - E fiutano da lontano il buonismo d’accatto di certi discorsi. Quello di oggi - ha ricordato - è solo un primo tassello di un interno pacchetto, ma non riesco a capire perché l’opposizione voti contro. Spero che oggi sia solo uno strascico di una contrapposizione ideologica e strumentale”.
DL SICUREZZA: BOCCHINO, NO OPPOSIZIONE IRRAZIONALE
”Il no dell’opposizione al decreto legge sulla sicurezza non si capisce, è irrazionale”. Lo afferma nell’Aula della Camera Italo Bocchino del Pdl intervenendo in dichiarazione di voto sulla fiducia. “Noi votiamo a favore di un provvedimento buono, necessario, che risponde alle esigenze dei cittadini, perché la sicurezza non è solo un problema di percezione ma una tragica realtà se é vero che i delitti sono aumentati del 14%, che un terzo degli italiani lascia la luce accesa in casa quando esce e che un quarto ha installato le grate alle finestre. Problemi, questi, che pretendono una risposta dal Parlamento e dal governo”, rileva. Bocchino sostiene, poi, che il provvedimento “non contrasta gli immigrati ma la clandestinità che li porta a delinquere e che è criminogena”. E le impronte digitali? “Io - sostiene Bocchino - vorrei che siano prese anche ai miei figli. Perché chi è onesto non ha nulla da temere, così come non ha nulla da temere se per strada ci sono trecento militari in divisa”.
ANM: CI BATTEREMO PER AVERE MAGISTRATI LIBERI
“Noi ci batteremo sempre per avere magistrati liberi. Prendiamo atto che c’é una divergenza tra le priorità indicate dall’Anm e il programma del ministro Alfano”. Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, commenta così, a caldo, a margine del convegno dell’Unione delle Camere Penali, l’annuncio del guardasigilli di un avvio, per il prossimo settembre, di una grande riforma della giustizia. La modifica all’obbligatorietà dell’azione penale, la riforma del Csm, la separazione delle carriere di giudici e Pm, sono temi che da sempre sono invisi al sindacato delle toghe. “Noi ci batteremo per l’intransigente difesa dei valori costituzionali, non nell’interesse della magistratura ma dei cittadini. Il tema che interessa ai cittadini - sottolinea Palamara - è il funzionamento del processo. La situazione è molto grave. Alcuni provvedimenti annunciati dal governo vanno invece in senso opposto all’efficienza, mentre la politica dovrebbe occuparsi dei problemi reali della giustizia”.