MILANO - Non si arrestano le vendite sui principali listini europei, che scontano il pessimismo degli investitori dopo la richiesta di fallimento annunciata da Lehman Brothers, con Parigi in calo del 5%. Le vendite continuano a colpire i titoli bancari, con l’indice di settore Stoxx oramai in calo del 7,7%, al pari di quello degli assicurativi (-7%), mentre sembra resistere solo l’indice del comparto alimentare (-0,7%). Perdita record per il gigante dei mutui britannici Hbos (-32,3%), seguito da Barclays (-16,4%) e Ubs (-15,6%). Rbs cede il 13% e Credit Agricole il 12,8%- Di seguito gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee. - Londra -4,62% - Parigi -5,15% - Francoforte -4,12% - Madrid -4,40% - Milano -3,80% - Stoccolma -4,38%.
DA CRAC E MERRILL-BOA A RISCHIO 50 MILA POSTI DI LAVORO
Tra crollo di Lehman Brothers e acquisto di Merrill Lynch da parte di Bank of America entrano a rischio oltre cinquantamila posti di lavoro a Wall Street. Lehman ha 26 mila dipendenti a New York e oltre seimila in Europa di cui cinque mila in Gran Bretagna. A Merrill se ne dovranno andare prevedibilmente 24 mila dipendenti, il 40 per cento dei dipendenti non broker, in seguito all’acquisto da parte di Bank of America. “I curricula stanno arrivando a pioggia”, ha detto Michael Karp, della società di cacciatori di teste Option Group di New York. Fino a oggi, dall’inizio dell’anno, la crisi di Wall Street ha ‘bruciato’ centomila posti di lavoro.
E’ IL PIU’ GRANDE FALLIMENTO DELLA STORIA - Il fallimento di Lehman Brothers è il più grande nella storia delle bancarotte mondiali. Lehman ha superato infatti il ‘crac’ di WorldCom, il gruppo telefonico che finì in amministrazione controllata nel 2002 per via di alcune grosse irregolarità contabili. Lehman Brothers ha un debito pari a circa 613 miliardi di dollari ed ha superato di conseguenza oltre a WorldCom anche Drexel Burnham Lambert, fallimento avvenuto nel 1990.
Lehman Brothers è inoltre debitrice di qualche cosa come oltre 157 miliardi di dollari nei confronti di una decina di creditori non privilegiati e nei riguardi degli obbligazionisti. In questo caso - sottolinea l’ Agenzia Bloomberg - questi debiti potranno essere saldati solo dopo che saranno stati rimborsati i creditori privilegiati. La stessa Lehman ha precisato che fra i creditori non privilegiati figurano Commerzbank e Bank of New York Mellon, per il ruolo svolto da questi istituti nel prestare garanzie agli obbligazionisti. L’ esposizione degli obbligazionisti sarebbe pari a 155 miliardi di dollari, quindi pressoché la totalità del credito non garantito.
ASIA SCOSSA DAL CICLONE -4% - In Asia le poche Borse aperte (molte sono rimaste chiuse per festività, compresa Tokyo) capitolano con perdite che arrivano a toccare il 5% in India.
LEHMAN BROTHERS GETTA LA SPUGNA E CHIEDE BANCAROTTA
Lehman Brothers getta la spugna e annuncia che chiederà l’ammissione al Chapter 11: dopo un week end di febbrili trattative, in cui sembrava profilarsi una via d’uscita per il colosso Usa, la situazione è precipitata con l’abbandono delle trattative da parte di Bank of America prima e di Barclays poi.
La richiesta - ha comunicato la società - sarà presentata presso la Us Bankruptcy Court nel southern district di New York e riguarderà la sola holding, non le sue sussidiarie. Lehman, sotto la guida dell’amministratore delegato Richard Dick Fuld, continuerà nel frattempo a esplorare le possibilità per la vendita delle operazioni di broker-dealer e continuerà a trattare la cessione della divisione dell’asset-management.
Fuld, scampato alla crisi di Ltcm, finisce così per soccombere alla crisi subprime che, iniziata poco più di un anno fa, non accenna a mollare la presa. Una crisi in cui Lehman Brothers può vantarsi di una magra consolazione, quella di essere il primo grande nome di Wall Street a fallire. Bear Stearns si era trovata in marzo in una situazione simile ma le autorità americane avevano messo a punto un salvataggio ad hoc consegnandola nelle mani di JpMorgan. Sempre le autorità sono intervenute appena sette giorni fa per salvare, questa volta tramite il commissariamneto, Fannie Mae e Freddie Mac. Ma a Lehman le autorità hanno chiuso la porta e, nonostante l’aiuto offerto nelle trattative e nel superare le difficoltà, hanno rifiutato di utilizzare denaro pubblico per salvare un’altra banca in crisi.
Eppure nel corso di quello che è stato un week-end ‘memorabile’ per Wall Street, per Lehman Brothers sembravano essersi aperti degli spiragli di soluzione. Alcuni papabili candidati avevano risposto all’appello lanciato ma, alla fine, si sono tirati indietro visto che, a loro avviso, senza aiuto del governo non si poteva risollevare la banca. Così prima Bank of America, poi Barclays hanno dato forfait lasciando Lehman Brothers senza altre possibilità che la bancarotta, che giunge alla chiusura di una settimana nera, il titolo ha perso il 95%.
La pressione su Lehman, già alta negli ultimi mesi, è giunta alle stelle dopo che la coreana Kdb si è ritirata dalle trattative per una possibile partnership che si sarebbe tradotta in capitali freschi per il colosso bancario Usa. Il titolo ha inizio a tracollare, tanto da spingere l’istituto a svelare prima del previsto i risultati trimestrali. Una comunicazione, questa, che non ha fatto altro che complicare il quadro e sfiduciare ancor di più gli operatori.