TOKYO (19 settembre) - Ieri il suicidio dell’imprenditore alimentare di 54 anni, oggi le dimissioni del ministro dell’Agricoltura giapponese, Seiichi Ota. Terremoto in GIappone per lo scandalo del riso avvelenato, che ha visto oltre 380 aziende alimentari coinvolte nella compravendita di riso avariato non commestibile.
«Ho comunicato al premier Yasuo Fukuda le mie dimissioni - ha detto in una conferenza stampa - sulla base della grave situazione causata alla collettività dalla questione del riso avariato». L’interim, nel frattempo, è stato affidato al segretario di gabinetto, Nobutaka Machimura.
La decisione di Ota segue di poche ore gli ultimi sviluppi in merito allo scandalo del riso avvelenato, che - si è appreso oggi - è finito anche in oltre 5.000 pasti serviti alle mense di 47 scuole medie, nella prefettura centrale di Kyoto, senza tuttavia causare intossicazioni, a causa della ridotta quantità di pesticida rilevata (2,3 grammi ogni 110 grammi di riso).
L’ex ministro dell’Agricoltura era già finito nell’occhio del ciclone poco dopo l’assunzione dell’incarico, lo scorso agosto nel rimpasto di governo del Fukuda-bis, per una serie di detrazioni fiscali esospette - e mai definitivamente chiarite - effettuate dal suo ufficio politico.
Le dimissioni di Ota erano state chieste da più parti negli ultimi giorni, in concomitanza con l’allargarsi a macchia d’olio nel Paese dello scandalo del riso avvelenato. Il ministero dell’Agricoltura, insieme al suo titolare, è finito pesantemente sotto accusa - soprattutto presso l’opinione pubblica - per l’evidente deficit emerso nelle procedure di controllo statale, che ha permesso ad alcune aziende di rivendere per buono un prodotto avariato.
Ad oggi sono almeno 380 le aziende che - consapevolmente o no - hanno rivenduto o utilizzato a scopi alimentari grandi quantità di riso non commestibile, acquistato a prezzo stracciato dalle riserve in eccedenza dello Stato, e per legge impiegabile unicamente per produrre colle e altri materiali industriali.