Controlli in tutta Italia, allerta massima nei confronti dei ristoranti cinesi. L’emergenza del latte contaminato dalla melamina sfiora anche il BelPaese. In Italia, sostiene il governo, non ci sono rischi di contaminazione ma si deve prestare attenzione ai ristoranti cinesi perché «tecnicamente» questi esercizi usano «come prodotti di base quelli importati dalla Cina».
Lo ha detto il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. «Sono in corso controlli dei carabinieri Nas in tutta Italia per verificare la presenza di prodotti caseari importarti illegalmente nei negozi cinesi e più in generale etnici» ha spiegato. «L’indagine riguarderà anche gli integratori alimentari, bevande di cereali in polvere, proteine di soia e riso, aminoacidi, salse piccanti e di soia, biscotti, dolci, cioccolata e caramelle». Da ieri, infatti, tutti questi prodotti per essere commercializzati dovranno avere una certificazione speciale che dimostri che non contengono latte cinese e superare controlli campione. «I prodotti in arrivo in Italia - ha spiegato il sottosegretario - saranno bloccati alla dogana fino al completamento dei controlli». Il ministro dell’Agricoltura Zaia, invece rassicura: il latte in polvere Made in China e i suoi derivati «non si possono importare in Italia, dove il sistema dei controlli funziona; pertanto per i consumatori italiani non ci saranno problemi».
Ma in Oriente l’allerta resta alta. Il produttore alimentare giapponese Marudai Foods, che ha ritirato alcuni prodotti confezionati con latte importato da una delle aziende cinesi coinvolte nello scandalo, è riuscito a rintracciare meno di un quarto della merce immessa sul mercato, che in gran parte è già stata consumata.
Secondo l’azienda di Osaka, ad oggi delle 5.579 confezioni di cibo oggetto del ritiro, potenzialmente a rischio di contaminazione, solo 1.360 sono state rintracciate. Il resto, oltre 4.000 articoli - tra cui dolci e merendine per bambini - si ritiene essere stato consumato, anche se, fino ad ora, non sono emersi casi di intossicazione.
«Sotto il profilo della sicurezza alimentare, nutro riserve verso questo tipo di attività – ha detto in un’intervista al “Corriere della sera”. - A parte alcuni locali, che si attestano su un livello medio-alto, la stragrande maggioranza rientra in uno standad basso e utilizza prodotti di dubbia qualità», soprattutto a confronto con la vera cucina cinese, «varia e affascinante, un intreccio di gastroomia unico al mondo, da quella imperiale a quella dei monaci, dalla vegetariana alla cantonese». Dei ristoranti cinesi nelle nostre città, però, Petrini dice: «Io non li consiglio».
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