ROMA
Nuovo incontro nella trattativa sulla partita Alitalia tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e i vertici di Cai. Colaninno e Sabelli sono stati ricevuti questa mattina presto per circa un’ora a Palazzo Chigi. L’incontro ha portato a ulteriori «passi avanti», spiegano fonti governative.
Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi mostra un certo ottimismo: «Buonsenso si sta facendo strada in tutti». Avvicinato dai giornalisti a margine dell’assemblea della Confsal, il ministro ha sottolineato che «eppur si muove». Alla domanda se ci siano margini, Sacconi ha risposto: «Direi proprio di sì». Nessuna informazione invece riguardo a un eventuale incontro tra la Cai e i sindacati: «Non lo so, non mi risulta, se è tra di loro non lo so», ha spiegato Sacconi.
Cai torna dunque in gioco. La condizione, inderogabile, è la firma delle organizzazioni “dissidenti” sui due documenti che formalizzano il piano di rilancio, l’accordo quadro e il contratto unico. Gli stessi già firmati da Cisl, Uil e Ugl e condivisi da Anpav. Ma la novità, per cui alla fine potrebbe sciogliersi il fronte del no, potrebbe essere l’ingresso da subito, con una quota minoritaria, di un partner internazionale. Prima indiziata, sempre Lufthansa. Claudia Lange, portavoce della compagnia tedesca nicchia: «Stiamo osservando attentamente la situazione perchè per noi il mercato italiano è tra i più interessanti ma non posso dire nulla sugli ultimi sviluppi».
Nonostante ci siano contatti in corso a vario livello, su entrambi i fronti prevale la massima cautela, con i no comment di rito seguiti dalla conferma di un interesse per il mercato italiano. Il nodo dei contratti resta quello più intricato da sciogliere, perchè farebbe confluire nella generica definizione di “dipendenti” anche piloti e assistenti. E infatti le associazioni professionali, con Anpac e Up in testa, continuano a ribadire la loro ferma opposizione. Così come, sullo stesso tema, la Cgil di Epifani ha posto con chiarezza la pregiudiziale della rappresentanza sindacale, lasciando alle organizzazioni di categoria la responsabilità di decidere del proprio contratto. Un quadro che potrebbe però essere modificato dall’ingresso nella partita di una compagnia internazionale in grado di offrire garanzie nel lungo termine.
Due i fatti nuovi in una giornata in cui si sono rincorse indiscrezioni e smentite. Da una parte il confronto, a Palazzo Chigi, tra i vertici di Cai e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, in cui Colaninno e Sabelli avrebbero ribadito la loro posizione e il governo avrebbe prospettato l’opzione in grado potenzialmente di riaprire i giochi. Dall’altra, l’iniziativa del leader del Pd, Walter Veltroni, che in una lettera al premier Silvio Berlusconi ha chiesto al governo di spendersi per uscire dallo stallo, facendo riferimento a tre diverse opzioni: che Cai faccia un passo in avanti verso i sindacati; che si riprendano i negoziati con le compagnie internazionali; che il commissario chiuda un accordo con i sindacati per consentire a Cai o a un altro soggetto di procedere all’acquisto di Alitalia.
E proprio il governo, fatto un sondaggio sulla eventuale disponibilità di Cai a riprendere la trattativa, è destinato nelle prossime ore a giocare un importante ruolo di moral suasion. Tanto che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha rinunciato al dibattito dell’assemblea generale dell’Onu, dove sarebbe dovuto intervenire venerdì prossimo, per seguire in prima persona gli sviluppi della partita. Già ieri si è tenuta una riunione sul caso Alitalia tra lo stesso premier, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, quello del Welfare, Maurizio Sacconi, e quello dei Trasporti, Altero Matteoli. All’interno del governo, per altro, ci sono diverse sensibilità. Se tutte le voci sono ferme nell’escludere soluzioni alternative a Cai, da An arriva una presa di posizione più marcatamente improntata alla mediazione
. Nel primo caso valgono le parole del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: «Nessuno chiede la resa di qualcuno che fino a ieri non ha condiviso la proposta» di Cai per Alitalia «perchè si possono mantenere le preoccupazioni e le critiche al piano industriale di Cai e alle sue proposte». Ma «quando la proposta è una sola, piuttosto che andare verso il fallimento, penso che le persone e le organizzazioni sindacali siano ragionevoli e che scelgano la vita piuttosto che la morte». A via della Scrofa, invece, si sceglie una strada più intraprendente. Soprattutto nelle dichiarazioni del reggente del partito, Ignazio La Russa, che chiede agli imprenditori di Cai «ancora un pezzettino di sforzo». Secondo il presidente della Camera, Gianfranco Fini, «ci sono stati degli egoismi, delle chiusure, che definire corporative è dir poco» ma, aggiunge guardando avanti, «ci sono, almeno per qualche giorno, ancora piccoli spiragli e tutti coloro che hanno a cuore le sorti di Alitalia devono lavorare affinchè‚ rimangano aperti e si allarghino ancora di più».
Proprio dal fronte del no alla proposta di Cai, quello che raccoglie Anpac, Up, Avia e Sdl, arrivano due iniziative distinte, che guardano alla necessità di guadagnare tempo e allungare la sopravvivenza della compagnia, in attesa che possano concretizzarsi eventuali nuove proposte. In una lettera al commissario straordinario Augusto Fantozzi, le quattro sigle confermano formalmente la «disponibilità a sostenere la continuità economica delle aziende del gruppo Alitalia nella fase attuale, attraverso provvedimenti straordinari e temporanei che prevedano il contributo economico dei dipendenti». Sempre prendendo carta e penna, i sindacati autonomi si rivolgono all’Enac, diffidando l’ente a limitare o sospendere la licenza di Alitalia, rifcendosi al testo del decreto legge che ha modificato la legge Marzano.
Non si fa attendere la replica del presidente dell’Enac, Vito Riggio, che fa riferimento ai compiti dell’Ente che dirige: «L’Enac è titolare di un compito istituzionale basato su un Regolamento Comunitario, il numero 2407 del 1992 che regolamenta la materia delle licenze dettando regole comuni da applicarsi da parte di tutti i Paesi dell’Unione Europea». Come dire, è un obbligo intervenire se non sussitono più i requisiti per mantenere la licenza.