ROMA
Privatizzare gli ospedali pubblici in difficoltà. Il progetto del governo, per ora, pare solo un abbozzo, ma tanto basta ad innescare la polemica politica. Tutto nasce dalle dichiarazioni del premier Berlusconi che, intervenuto due giorni fa a Todi, ha illustrato la sua ricetta per risolvere i guai del sistema sanitario: «Rispetto al Veneto e alla Lombardia, in Sicilia e in Sardegna si spende oltre il 40 per cento in più», dunque - argomenta il Cavaliere -, «la soluzione è il federalismo fiscale e la privatizzazione di molti ospedali pubblici».
«Joint-venture pubblico privato»
Il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio ha tentato di smorzare i termini: non una «privatizzazione degli ospedali nuda e cruda, ma la creazione di una joint-venture pubblico privato per gestire strutture ospedaliere che non funzionano con la collaborazione dei privati». «Nel programma di Governo - ragiona Fazio - c’è l’idea di attivare, grazie ai fondi strutturali, finanziamenti che siano al 50% a fondo perduto e al 50% in project financing per consentire l’ingresso del privato nelle strutture sanitarie pubbliche». Il sottosegretario spiega che però «non si tratterà di ospedali privati veri e propri, ma di creare unità gestite privatamente nel pubblico».
Il Pd: «La privatizzazione è già iniziata»
All’inizio questo processo potrebbe riguardare Sicilia, Campania, Calabria e Puglia, cioè le Regioni che hanno al momento maggiori problemi strutturali, e per questo hanno accesso a finanziamenti ad hoc dell’Unione europea. «Ma - avverte Fazio - non è detto che l’ingresso dei privati nel pubblico non possa poi avvenire anche in Regioni come la Lombardia». Un diluvio di critiche al progetto del governo arriva dall’opposizione. Pierluigi Bersani, ministro ombra dell’Economia, avverte il premier: «Su questo tema si romperà le ossa». Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini la mette dura: «Siamo all’improvvisazione». Mentre l’ex ministro della Salute, Livia Turco si spinge ancora più il là: «Non è che Berlusconi ha annunciato: Berlusconi ha fatto. Con il decreto legislativo 112, infatti, si è già imposto alle Regioni di tagliare posti letto e ridurre personale. Un decreto che prevede il taglio di 5 miliardi di euro per i prossimi anni nella sanità».
Medici divisi
Il progetto del governo divide i medici. Critico l’oncologo Umberto Veronesi: «L’aziendalizzazione del pubblico è un grande errore di principio. Chiamare azienda un ospedale è un errore: l’azienda deve fare profitto, l’ospedale deve fare la salute». Il presidente dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), Mauro Martini apre: «Privatizzare la sanità? Perché no, se la privatizzazione viene fatta in modo corretto e trasparente non vedo il problema». «In Lombardia l’ingresso dei privati ha infatti stimolato anche il servizio pubblico. L’importante - conclude Martini - è che ci sia qualcuno sopra le parti che fissi le regole del gioco». Più tiepido Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) che avverte: «Sulla privatizzione bisogna andarci con i piedi di piombo» perchè «la mission che deve realizzare una struttura pubblica non si concilia con le ragioni del profitto». «Le esternalizzazioni - prosegue Bianco - non hanno dato grandissimi risultati».
Camici bianchi in piazza con la Cgil
Intanto migliaia di medici sono già scesi nelle piazze italiane con la Cgil, per la prima volta dall’insediamento del Governo Berlusconi, per cambiare le scelte dell’esecutivo sulla sanità. Manifestazioni si sono tenute ieri in diverse città con una cospicua partecipazione di camici bianchi, «dai 300 a Napoli ai 200 a Roma», riferisce Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici, a Roma in piazza Farnese con il segretario generale Guglielmo Epifani. La partecipazione dei medici, spiega, «nasce dalla ferma volontà di rispondere agli attacchi indiscriminati alla sanità pubblica, con il taglio di circa 10 mld delle risorse, e alle condizioni di lavoro della professione. Da oggi, tuona Cozza, «parte la protesta dei medici, che non si fermerà neanche a fronte degli insulti del ministro Brunetta, o alle odierne proposte del sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio di introdurre il privato nella gestione degli ospedali pubblici. Il nostro è un chiaro e fermo no».
lastampa.it