NEW YORK – Il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari, il piu’ importante della storia americana, e’ fatto. Il voto di oggi in Congresso sara’ una semplice formalita’ “bipartisan”, poi subito alla Casa Bianca per la firma in legge. Tutto finito dunque? Non necessariamente. I mercati restano nervosi, perche’ la crisi adesso andra’ gestita. I meccanisimi di intervento per il piano americano saranno messi a punto dal Tesoro su mandato del Congresso e potrebbero richiedere fino a 45 giorni per essere completati. Sullo sfondo inoltre, Wachovia e’ ancora in gioco. Se la contendono Citigroup e Wells Fargo e dall’Europa giungono notizie scoraggianti: il contagio sembra spostarsi virulento e aggressivo nel vecchio continente, dove un pacchetto di aiuti ancora non c’e’. Oltre a Fortis, salvata in extremis da governi del Benelux dopo la rinuncia sia di Paribas che del gruppo Ing, restano nel mirino Bank of Ireland, Bradford and Bingley, che dovrebbe essere nazionalizzata oggi i Inghilterra e Hypo Real Estate in Germania, dove anche Deutsche Bank ha qualche problema. Da oggi inoltre la Fed cambia pelle: potra’ pagare un tasso di interesse sui depositi che le lasciano le banche commerciali e dunque influire in modo piu’ stabile sugli obiettivi di tassi di interesse. Questo passaggio era stato autorizzato dal Congresso a partire dal 2011. Ma ora che la Fed ha dovuto impegnare gran parte delle sue risorse, soprattutto buoni del Tesoro che usava per gli interventi sui tassi, il cambiamento e’ stato anticipato. Ecco perche’ nonostante il pacchetto americano sia stato finalmente approvato i mercati restano ancora molto prudenti. I futures sugli indice di Borsa sono appena stabili in attesa dell’apertura e si riflette sul pacchetto che richiedera’ un’analisi finanziaria e legale su un documento di oltre 100 pagine. E dire che dieci giorni fa era appena di due pagine e mezza.
Questo megapacchetto che deve salvarci da una crisi sistemica della finanza mondiale ha gia’ un soprannome, il piano delle tre R: Reinvestire nei mercati finanziari in crisi per isolare “Main Street” da “Wall Street”, per proteggere dunque l’economia reale dalla crisi dell’economia finanziaria; Rimborsare il contribuente americano, attraverso partecipazioni azionarie nelle istituzioni in difficolta’ e attraverso i possibili profitti sugli strumenti finanziari, che oggi non hanno mercato, ma che domani potrebbero tornare su valori di normalita’. Riformare Wall Street e le sue brutte abitudini attraverso limiti sugli stipendi per chi approfittera’ del piano. In questo capitolo si prevede anche l’eliminazione dei “paracaduti d’oro”, garanzie per i compensi del manager che si sentivano liberi a quel punto di procedere con operazioni spericolate. Non solo: si propone di andare a recuperare fondi dai bonus pagati ai manager in passato sulla base di operazioni che non hanno poi dati i profitti previsti.
Ciascuna delle R, Reinvestire, Rimborsare e Riformare esprime poi approfondimenti “verticali”. Ad esempio, Reinvestire, signifca anche garantire che le erogazioni dello stato siano condotte con cautela e controlli. Secondo le prime anticipazioni, si spezzera’ l’erogazione di 700 miliardi in due tranche e vi sara’ un comitato di controllo sul Tesoro che avra’ potere di veto e che includera’ Ben Bernanke. Una innovazione centrale per il compromesso di questi ultimi giorni, visto che il Tesoro chiedeva inzialmente piena autonomia. Il piano consente al governo di acquistare gli strumenti “tossici” anche da fondi pensioni, governi locali e piccole banche che servono clientela di basso e medio reddito. Sul piano tecnico alla supervisione di un consiglio di supervisione nominato dai leader in Congresso e’ stata aggiunta una presenza distaccata al Tesoro del Gao, il Government Accountabilty Office, per sorvegliare i pagamenti e condurre revisioni che garantiscano forti controlli interni. Una estensione di “Rimborsare” e’ la possibilita’ di modificare alcuni termini sui mutui immobiliari, come rimborsi in conto capitale, durata e tassi di interesse per i cittadini piu deboli che non riescono a far fronte alle loro responsabilita’ sui debiti contratti per l’acquisto della casa. Una richiesta questa che veniva direttamente dalla leaderhsip democratica. Per i repubblicani oltranzisti, che avevano bloccato giovedi’ il piano, vi saranno delle regole che consentono l’assicurazione di una parte dei prestiti
Per cio’ che riguarda i meccanismi di acquisto dei “toxic papers”, la responsabilita’ come si e’ detto, e’ delegata al Tesoro. Sara’ Paulson a formare le squadre di operatori, in molti casi presi a prestito dal settore privato, che dovranno negoziare l’acquisto dei titoli. L’obiettivo del governo e’ ovviamente quello di rilevare la “carta” al prezzo migliore possibile, ad esempio 20 centesimi sul dollaro, per proteggersi dal rischio che la carta resti “straccia” e per potersi garantire un buon ritorno quando i mercati si saranno ristabilizzati e quando cominceranno a tornare prezzi piu’ normali. Un acquisto a 20 e una vendita a 70 due anni dopo potrebbe trasformare l’operazione in un grande affare per il governo americano. Inutile dire che e’ questo il punto centrale su cui operatori e banchieri cercavano di organizzarsi gia’ da domenica pomeriggio. L’obiettivo e quello di resistere una mano troppo dura del Tesoro o dei suoi “traders” e di formulare pacchetti misti, ad esempio, in cambio di un prezzo piu’ elevato l’istituzione potrebbe cedere una partecipazione azionaria al governo. Questo e’ comunque il cuore del piano, come ce lo ha illustrato nel pomeriggio di domenica Nancy Palosi, il Presidente della Camera, al termine di una maratona che andava avanti da una settimana. Una maratona che ha costretto tutti a lavorare anche 24 ore su 24, caratterizzata dai soliti colpi di scena dell’ultimo istante, sempre dettati dalla politica. Alla fine il progetto, che la settimana scorsa, su proposta del segretario al Tesoro Paulson doveva essere di appena 2 pagine e mezza, e’ di oltre 100 pagine. I mercati attendono , ma quello che poteva essere l’ennesimo week end di paura in America per ora ha portato un profondo sospiro di sollievo per tutti, per le banche in difficolta’, per detentori di mutui in difficolta’, che otterranno dei benefici aggiuntivi, per i politici che temevano la rottura, per il Presidente Bush e il segretario Paulson che sembravano implorare a vuoto il passagigo del pacchetto. E per i due candidati presidenziali, John McCain e Barack Obama: sara’ uno dei loro due con il rispettivo segretario al Tesoro prescelto, a dover gestire la stabilizzazione della crisi. E partire con un grosso pacchetto di finanziamenti gia’ approvati non puo’ che rendere loro le cose piu’ facili.