“L’America sta sperimentando una crisi finanziaria, i Repubblicani una crisi di fede”. Le sciabolate della stampa liberal, a cominciare da New York Times e Washington Post, che mettono sotto accusa l’ideologia ultraliberista dei Repubblicani, si saldano alla rabbia dell’elettorato americano e continuano a spingere il candidato democratico alla Casa Bianca, Barack Obama, nei sondaggi. Pronta la reazione dello staff di McCain: in uno spot tv la responsabilità della crisi viene addossata ai Democratici.
L’ultimo sondaggio Washington Post-Abc
Obama gode del 50% delle preferenze su base nazionale, ma il vantaggio nei confronti del rivale repubblicano John McCain si è ridotto di cinque punti percentuali. Nel sondaggio precedente Obama era in vantaggio di nove punti. Ora McCain si attesta al 46%, distanziato di quattro punti dal candidato democratico. Secondo il Washington Post, l’economia resta il tema dominante della campagna elettorale, a cinque settimane dal voto del 4 novembre. Neppure la ricetta di Obama per risollevare l’economia, insomma, convince del tutto gli Americani.
Indagine con MySpace: giovani con Obama. Ma uno su due non voterà
Un altro sondaggio, questa volta di Wall Street Journal, Nbc e del social network MySpace, rivela che Obama fra i giovani mai registrati prima per il voto è avanti con ampio margine: 61% contro 30% di Obama. Il che, sostengono gli esperti rappresenta un probelma per McCain, ma anche per lo stesso Obama: solo un giovane su due, infatti, si dice certo di partecipare al voto presidenziale del 4 novembre.
La risposta di Mccain: colpa dei Democratici
In uno spot trasmesso in tv da ieri sera, i Repubblicani ricordano le iniziative legislative di McCain in Congresso per regolamentare l’attività di Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie di credito a partecipazione pubblica (poi nazionalizzate) nell’occhio del ciclone per aver ingigantito la speculazione immobiliare e la crisi dei mutui. Obama allora non disse niente e i Democratici al Congresso, peggio, si opposero. Tanto che più tardi perfino l’ex presidente Bill Clinton riconobbe le responsabilità e gli errori dei Democratici su questo terreno.
Le modifiche al piano
Il piano B, come ora viene definito da alcuni giornali, ora include la possibilità per l’Fdic, l’agenzia
federale che garantisce i depositi bancari, di far salire da 100.000 a 250.000 la copertura assicurativa garantita dallo stato su ogni deposito: una richiesta congiunta in questo senso
era arrivata dai due candidati alla Casa Bianca, Barack Obama e John McCain, dopo consultazioni con il presidente George W.Bush.
I Democratici, in cambio dell’appoggio, hanno ottenuto di aggiungere al piano da 700 miliardi di dollari del ministro del Tesoro, Henry Paulson, anche un provvedimento che obblighi le imprese a garantire la copertura assicurativa per le patologie mentali dei dipendenti, al pari degli infortuni sul lavoro. Un accorgimento procedurale ha permesso al Senato di votare
sul provvedimento anche se è stato bocciato dalla Camera. In pratica, il maxi-piano da 700 miliardi di dollari è stato agganciato a un provvedimento già in via di votazione per
incentivi fiscali sulle fonti di energia rinnovabili. Questo darà ora la possibilità all’assemblea del Senato - compresi Obama e McCain, che hanno garantito la loro presenza - di approvare un piano prima ancora che sia stato varato dalla Camera. Secondo fonti democratiche in Congresso, al Senato esiste l’appoggio bipartisan per far passare il provvedimento che, una
volta approvato in una delle due Camere, avrebbe così maggiori possibilità di passare anche alla Camera.