Il governo va per le spicce quando si tratta di approvazione di provvedimenti che considera importanti. La logica di Palazzo Chigi è racchiusa in due parole: «Democrazia decidente». Che in pratica vuol dire ricorrere con frequenza alla fiducia e alla decretazione d’urgenza. Secondo Berlusconi è l’unico modo per governare di fronte a un sistema parlamentare lento e regolamenti vecchi. E di questo il premier è andato a parlare con il Capo dello Stato Napolitano, mentre Veltroni definisce «pericoloso» questo modo di governare («non parlerò mai di regime autoritario»). Il segretario del Pd è consapevole che le società veloci hanno bisogno di decisioni veloci, ma «il rischio è che venga considerato come cosa migliore lo scambio tra decisione e democrazia. Se le riforme, come ad esempio quella della riduzione del numero dei parlamentari, arrivano in Parlamento, noi siamo pronti a votarle».
Il Pd considera quello di Berlusconi un «presidenzialismo» introdotto in maniera surrettizia. E si sente sostenuto in questa battaglia dal presidente della Repubblica, il quale in una lettera pubblicata ieri da «La Stampa» ha precisato che «in Italia si governa, come in tutte le democrazie parlamentari, con leggi discusse e approvate dalle Camere nei modi e nei tempi previsti dai rispettivi regolamenti». E solo «in casi straordinari di necessità e urgenza con decreti». Di fronte a questa presa di posizione del Capo dello Stato è partito il contropiede di governo e maggioranza che ritengono necessario cambiare al più presto i regolamenti parlamentari considerati troppo farraginosi: una palla al piede al decisionismo di Berlusconi. Così oggi alla riunione congiunta dei capigruppo di Camera e Senato, chiamata a sciogliere il nodo della presidenza della Vigilanza Rai e della nomina di un giudice costituzionale, il Pdl porterà questo altro problema.
Per Maurizio Gasparri sarà l’occasione giusta per avviare il discorso sulla riforma dei regolamenti. E Gaetano Quagliariello ha chiesto che la proposta messa a punto dal Pdl venga messa all’ordine del giorno della Giunta per il regolamento già martedì prossimo. «La politica - ha osservato Quagliariello - deve mettersi al passo con gli elettori che hanno scelto una democrazia decidente con un governo che deve attuare il programma e un’opposizione che si candida alla successione. Ci era sembrato che anche Veltroni fosse dello stesso avviso…». Il Pd è pronto a discutere di nuovi regolamenti, ma considera quello del Pdl un «bluff» che serve a trasformare l’opposizione in uno «spettatore muto»: non vogliono veramente cambiare i regolamenti ma continuare a governare a colpi di «decreto-selvaggio» e fiducia.
E su questo lo scontro è assicurato. Così la capogruppo Pd a Palazzo Madama, Anna Finocchiaro, spiega di essere d’accordo con il presidente del Senato Schifani quando dice che «la semplificazione dell’iter ordinario delle leggi può ridurre la decretazione d’urgenza». E accoglie l’invito della seconda carica dello Stato a «sotterrare l’ascia di guerra». Ma la Finocchiaro fa presente che l’ascia di guerra è sempre Berlusconi a brandirla. «L’ispirazione del presidente del Consiglio sembra essere quella di bypassare il Parlamento o limitare la sua attività a quella di una semplice funzione di ratifica. Vedo - aggiunge Finocchiaro - una maggioranza troppo silenziosa nelle Aule parlamentari e mai dissenziente».
Il problema per il governo è invece quello di avere tempi certi nell’approvazione dei suoi provvedimenti. «Nessuno vuole buttare via la centralità del Parlamento - precisa Elio Vito - si tratta solo di far sì che essa sia esercitata non in termini di contrattazione assembleare: al governo va riconosciuto un ruolo guida nella realizzazione del programma elettorale votato dagli elettori». E’ lo stesso concetto che esprime il presidente della Camera Fini nella lettera che oggi pubblica «La Stampa»: in un sistema di alternanza tra schieramenti contrapposti la separazione dei poteri «non passa più attraverso la separazione del legislativo dall’esecutivo, quanto dalla dialettica tra il continuum governo-maggioranza, da una parte, e opposizione, dall’altra».