Lasciati liberi in mezzo all’arena, non isolati dietro due podi in una platea buia come nel loro primo confronto, finalmente Barack Obama e John McCain hanno iniziato a scornarsi. Nel dibattito tenuto ieri sera nel Tennessee, con un’insolita formula mista di domande del moderatore, del pubblico in sala e via Internet, i due candidati alla Casa Bianca sono andati oltre gli slogan e il distacco del primo duello, attaccandosi a vicenda e dando vita a momenti che hanno il potenziale per rimanere nella testa degli elettori. E se undici giorni fa fu un sostanziale pareggio – che comunque favorisce chi sta davanti nei sondaggi, cioè Obama – stavolta ha vinto il candidato democratico. Obama ha iniziato in sordina. Il format del confronto, ricalcato sul modello dei consigli cittadini, favoriva le abilità di McCain di entrare in contatto con il pubblico in questa atmosfera quasi intima. Lo si è visto da subito, che il candidato repubblicano era più a suo agio: mentre Obama parlava stando fermo in piedi, McCain camminava, si avvicinava agli spettatori, li apostrofava sempre con “my friends…”, interagiva con loro. Ma Obama è migliorato nel corso del dibattito, ha dato risposte più convincenti e articolate, e non ha lasciato campo agli attacchi del rivale. Da parte sua, McCain ha ripetuto più volte le stesse frasi, partendo sempre dalla sua presunta capacità di fare questo e quello. Frasi che possono avere un certo effetto all’inizio, ma se le riascolti dopo un’ora e mezza sanno già di cliché.La strategia di McCain è semplice e non la si è scoperta ieri: incentrare tutto sulla sua esperienza e sulla sua reputazione di maverick, un ribelle nel suo partito. Non finisce mai di sorprendere, però, come le sue soluzioni non vengano mai argomentate. Usciremo da questa crisi economica, ed è giusto lanciare un salvagente a Wall Street? My friends, io so come riparare un’economia a pezzi, e i lavoratori americani sono i migliori al mondo, io creerò nuovi posti di lavoro. Bin Laden? Tranquilli, io so come catturarlo. Che priorità dare ai vari problemi degli Usa da risolvere? Nessuna, li affronterò tutti assieme. Sono frasi che McCain ha detto davvero, alternandole con vaghi richiami all’unità nazionale (“mettiamoci assieme e andiamo oltre gli interessi speciali delle lobby”). Qualcosa di significativo, però, McCain l’ha detto. Per esempio, che come sacrifici da fare in anni duri, gli americani dovranno aspettarsi tagli ad alcuni programmi governativi. E poi, che le cure sanitarie sono una responsabilità. Obama le ha invece definite un diritto. Nel suo appello finale agli elettori, infine, ha chiesto che gli venga concessa “un’altra opportunità per servire l’America”. Il candidato democratico, come suo solito, è sembrato a volte troppo cerebrale, data l’abitudine di articolare una risposta compiuta sul momento, analizzandola nei dettagli: in sé non sarebbe un difetto, ma con gli elettori spesso paga di più un approccio diretto. Ha ripetuto in alcune risposte, anche se meno della volta scorsa, che lui e McCain sono d’accordo su certi punti. Ha accettato di dare una priorità ai problemi da risolvere, mettendo al primo posto l’energia, poi le sanità e infine l’istruzione. Parlando dei sacrifici, ha invitato gli americani a migliorare dal lato dell’efficienza energetica (un tema tradizionalmente tabù, segno che i tempi stanno cambiando). Pur di non sembrare sembrare morbido e ingenuo in politica estera, come accusano i conservatori, non si è limitato a parlare di cattura del leader di Al Qaeda: “Uccideremo Bin Laden”, ha detto. Alla fine, ha esortato gli elettori a votarlo perché “serve una nuova direzione” per l’America.C’è stato tempo, però, anche per i colpi bassi. In particolare, indicando Obama come uno dei senatori che hanno votato per una controversa legge favorevole alle lobby petrolifere, McCain l’ha chiamato con un sprezzante “quello lì”, a ulteriore conferma del suo disprezzo per il rivale. E a un’altra accusa mossagli da McCain, quella di “non capire” i problemi che gli Usa si trovano ad affrontare, Obama ha risposto che sì, “non capisce” per esempio come gli Usa abbiano attaccato uno stato che con l’11 settembre non c’entrava niente. Ma soprattutto, dopo che McCain si era accostato al presidente Theodore Roosevelt e al suo detto “parla a bassa voce e porta con te un grosso bastone”, rimproverandolo di aver detto di voler dare la caccia a Bin Laden in Pakistan se i pachistani non lo faranno, Obama gli ha risposto per le rime. “Parli tu che hai canticchiato ‘Bomb bomb Iran’ e dopo l’Afghanistan hai detto ‘Prossima fermata Baghdad’”. Se si voleva un Obama capace di produrre frasi brevi e accattivanti per i telegiornali, questa forse verrà ricordata.