“In questo Paese non si può fare una riforma, che viene comunque contestata, e questo è avvenuto perché qui da noi l’ideologia ha sempre prevalso sui contenuti educativi”. L’ex ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlunguer dice la sua sulla riforma della scuola proposta dal ministro Mariastella Gelmini e sulle contestazioni di questi giorni.
Dalle pagine della Stampa, Berlunguer rispinge l’accusa che ogni anno sui problemi della scuola ci si ritrovi allo stesso scenario: “Intanto non accade ogni anno. Anzi, è un po’ di tempo che tutto questo non si verificava. Quest’anno, invece, mi sembra che ci sia un ritorno di fiamma. E’ un segnale evidente di una tensuione forte”. Per Berlunguer, inoltre, “la scuola è stata campo di interessi contrappiosti” e “l’autnomia è stata una conquista importante”.
“Il mondo della scuola ha bisogno di un time-out - dice Berlinguer in un’intervista al Giornale - Una pausa durante la quale il governo, l’opposizione e i sindacati devono trovare un terreno di discussione per confrontarsi nel merito sui contenuti educativi ai quali poi agganciare le misure economiche di risparmio. Occorre raffreddare il clima perché altrimenti sarà difficile se non impossibile varare qualsiasi provvedimento. È un appello il mio che rivolgo sia al governo sia all’opposizione’. Per Berlinguer ora nelle scuole e nelle università il clima è troppo surriscaldato dalle polemiche per poter affrontare i cambiamenti indispensabili attesi da anni dalla scuola italiana.
Ma il piano di ridimensionamento degli istituti, con l’accorpamento di quelli con meno di 500 alunni, fu varato da Prodi quando lei era ministro della Pubblica istruzione - ricorda Il Giornale. Ora che la Gelmini lo vuole attuare il Partito democratico l’attacca a testa bassa. Perche’? “Si è diffusa l’idea tra gli insegnanti che si può perdere il posto di lavoro e questa ipotesi ovviamente ha alzato la tensione. Le manifestazioni di contrarietà che qualche mese fa sembravano sporadiche ora stanno crescendo. Richiamo l’attenzione del governo a non sottovalutarle. Da un lato c’è sconcerto ma è pure vero che dall’altra parte c’è un reale consenso rispetto ad alcune iniziative del governo. La contrapposizione però tende a crescere e lo sciopero generale la alimenterà. In un clima simile sarà molto difficile attuare qualsiasi provvedimento, allora mi permetto di dare un suggerimento. Fino a ora e’ apparso prioritario il bisogno del risparmio rispetto a quello del cambiamento: occorre ribaltare questa prospettiva con la proposta di un disegno educativo davvero rivolto al futuro’”.
“Voglio ricordare che nella mia riforma dei cicli scolastici varata nel 2000 c’erano tre punti fondamentali - ricorda Berlinguer - Si rendeva più fluido il passaggio dalle elementari alle medie. Si riduceva di un anno il corso degli studi da undici a dieci sfruttando il vantaggio della scolarizzazione già avviata nella materna. E infine il piano di ammortamento che riduceva di 100mila il numero dei docenti in cinque anni col blocco del turn over. Nessuno aveva mai osato tanto. Però contemporaneamente si arricchiva l’offerta formativa: l’inglese, la musica che stimola la creatività dei nostri ragazzi. Un risparmio straordinario che però era frutto della riforma e che fu bloccato dalla Moratti che appena insediata cancellò la riforma dei cicli”.