ROMA - Nulla di fatto. Ancora una volta l’elezione del nuovo giudice della Corte Costituzionale è sfumata. Il Pdl puntava su Gaetano Pecorella che però, ieri, anche grazie a franchi tiratori nel centrodestra, non è passato. Stamattina, invece, a Montecitorio è mancato il numero legale e al presidente di turno Antonio Leone, davanti ad un’aula praticamente vuota, non è restato che convocare il Parlamento in seduta comune per lunedì prossimo alle 15. Una partita complessa, insomma, che si intreccia con la tormentata elezione del presidente della commissione di vigilanza Rai. Da mesi, infatti, l’opposizione punta su Leoluca Orlando. Un candidato nettamente osteggiato dalla maggioranza. Un muro contro muro che provoca la paralisi dell’organismo.
Il Pdl dopo aver provato ad eleggere Pecorella senza i voti dell’opposizione, si è dovuto ricredere. Per mandare alla Consulta il nuovo giudice ci vogliono i voti dei tre quinti del Parlamento. Da sola la maggioranza non basta. Che fare allora? Qualcosa potrebbe uscire dal faccia a faccia tra i capigruppo del Pdl, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto e Silvio Berlusconi. Anche se Italo Bocchino, vicepresidente vicario del gruppo Pdl alla Camera, taglia corto: “‘Io spero che il weekend porti consiglio all’opposizione e si riesca ad arrivare per lunedi’ alla possibilita’ di eleggere Pecorella ed Orlando. Altrimenti bisogna trovare soluzioni alternative immediate”. E già circolano indiscrezioni che vedono un accantonamento di Pecorella e l’entrata in campo di due nomi: Donato Bruno e Giorgio Spangher. Dall’altra parte il Pd prova a riaprire il dialogo. “Aspettiamo la fine dell’irragionevolezza, se ci fanno un altro nome siamo pronti a votarlo” dice Walter Veltroni che si trova da una parte a gestire i rapporti con il Pdl e dall’altra quelli con Di Pietro che non vuole cedimenti su Orlando. Anche se cresce, dentro i democratici, la fazione di chi vuole “rompere” con l’ex pm.
Nel frattempo chi fa sentire la propria voce sono i radicali. Stamattina in Aula hanno esposto nell’emiciclo praticamente deserto uno striscione con la scritta “Fino a quando?”. E da Emma Bonino è partito un duro attacco a Berlusconi che, ieri aveva detto che l’elezione del giudice costituzionale non è un tema che interessa i cittadini: “Dimostra di non capire l’importanza delle istituzioni proprio nel momento in cui sono le istituzioni a tirarci fuori dal baratro”.
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