ROMA (31 ottobre) - ”Nominati” e pure assenteisti cronici. Per la maggioranza Pdl-Lega il problema sta diventando grave in Parlamento. Tanto grave che i berlusconiani vogliono punire gli assenti utilizzando un’idea alla Brunetta: una multa da dieci euro per ogni votazione mancata. Apriti cielo! E’ subito scoppiata una mezza rivolta e il presidente della Camera, Fini, ha dovuto placare gli animi e rimandare il dilemma ad ulteriori approfondimenti.
Sia chiaro, il bubbone scoppia non per il problema morale ma soprattutto per quello politico: una maggioranza schiacciante che diventa debole e a rischio per colpa dei suoi assenteisti può far traballare seriamente il governo e rendere la vita del premier assai difficile. Il rischio di andare continuamente “sotto” in aula è concreto e sarebbe uno smacco per il Cavaliere inciampare non per gli agguati dell’opposizione ma per gli sgambetti dei suoi parlamentari. Prendiamo ieri la giornata calda a Montecitorio: 70-80 votazioni, una maggioranza presente in aula con solo 250 deputati. Secondo i testimoni una quarantina di pianisti erano all’opera votando per due o anche per tre. Dunque, a conti fatti, per la maggioranza non c’erano più di 200 presenti, su un totale che dovrebbe superare i 340. Scattasse mai la multa minacciata dai capigruppo, un deputato assenteista del Pdl avrebbe perso solo ieri 700 euro. Bella botta.
La multa è stata stabilita dal gruppo del Partito delle Libertà alla Camera, con una circolare firmata dal presidente e dal vice, Cicchitto e Bocchino, trasmessa ai deputati. Decisione che ha fatto infuriare il pdl Cristaldi che in aula ha denunciato l’abuso, mentre si discuteva il ddl sviluppo collegato alla manovra economica: «Sono un deputato della Repubblica e rispondo solo alla Costituzione e al regolamento parlamentare». Mezz’ora di bagarre durante la quale Cristaldi ha ricordato che non esiste vincolo di mandato, che la multa viola dell’articolo 67 della Costituzione. I capigruppo del Pdl hanno insistito: si tratta di un codice di autoregolamentazione del gruppo, i proventi della multa saranno devoluti per l’adozione a distanza di minori.
In verità s’era parlato di votare solo al lunedì e al venerdì; si volevano introdurre le impronte digitali anti pianista. Ma nulla è cambiato, anzi l’assenteismo cronico ha sconsigliato giri di vite che sarebbero diventati suicidi. Il dilemma principale nasconde un malessere diffuso e filosofico: in un Parlamento ridotto a votificio, dove l’eletto non conta nulla e non prende decisioni, che invece vengono prese a palazzo Chigi, l’inutilità si trasforma in assenteismo. Sul popolo dei nominati non vale più nemmeno la minaccia di non essere ricandidati alle elezioni successive: perché la riconferma non è legata alla qualità del lavoro che si produce ma solo alla fedeltà ai capi. E spesso nemmeno a quella. Dicono i centristi: ecco perchè serve il voto di preferenza, perchè dà più autonomia al deputato. Colpirlo nel portafoglio, però, potrebbe risvegliarne l’orgoglio.
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