ROMA
Scintille fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sull’ipotesi che il governo ponga la fiducia sulla Finanziaria. Il presidente della Camera ammonisce il governo: la “blindatura” del provvedimento in commissione Bilancio ha creato una situazione «anomala», che potrebbe diventare «politicamente deprecabile» se l’esecutivo blindasse anche l’aula chiedendo la fiducia. Il Pd parla di «prepotenza» dell’esecutivo, ma secondo il premier è solo «finito l’assalto alla diligenza». Ma Fini, in serata, fa trapelare la sua irritazione.
La polemica si apre in aula a Montecitorio, quando Fini prende la parola per rispondere alle proteste delle opposizioni che rilanciano l’accusa al governo di aver “espropriato” il Parlamento: «Il fatto che la commissione Bilancio abbia approvato senza alcun emendamento il testo presentato dal governo rappresenta un’anomalia rispetto alla prassi. Un’anomalia che, come hanno rilevato gli esponenti dell’opposizione, non contrasta con i regolamenti, ma che deve tuttavia essere oggetto di valutazione, soprattutto perché qualora il Governo ponesse, legittimamente, la questione di fiducia, ci troveremmo in presenza di una situazione anomala e politicamente deprecabile, perché si toglie al Parlamento, in questo caso alla Camera, il diritto-dovere di discutere».
Il presidente leghista della commissione Bilancio Giancarlo Giorgetti esclude il ricorso alla fiducia da parte del Governo: quella della maggioranza è una «nuova interpretazione della sessione di bilancio» e «con questa serietà - avverte Giorgetti- noi come maggioranza andiamo in aula, ma noi questa serietà la chiediamo anche al governo: non può, a questo punto chiudere questa vicenda chiedendo semplicemente il voto di fiducia». A giudizio del ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito la commissione ha mostrato un «atteggiamento di serietà e rigore istituzionale», che consentirà di evitare il ricorso alla fiducia se si ripeterà in aula. A sostegno di Fini interviene il vicecapogruppo Pdl Italo Bocchino (An), «convinto che il governo accoglierà l’appello del presidente della Camera, è giusto che in Aula si abbia il tempo di discutere ed eventualmente emendare il provvedimento». Ma secondo Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl, «la linea del governo è chiara e difficilmente contestabile: affronta il dibattito parlamentare con delle scelte ben precise».
Diplomatico il commento del presidente del Senato, Renato Schifani: «Io sto al Senato - osserva - mi sembra ancora prematuro per me fare valutazioni sulla base dell’andamento dei lavori della Camera». Dura l’opposizione: Felice Belisario, presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, accusa l’esecutivo di aver trasformato il Parlamento in «una succursale di palazzo Grazioli». D’Alema considera «non tollerabili le continue forzature e le manifestazioni di prepotenza» da parte del Governo. Per l’esponente democratico Berlusconi «calpesta le regole». Da Mosca, il presidente Berlusconi liquida la polemica con una battuta: per la Finanziaria, avverte, «è finito l’assalto alla diligenza». Ma la precisazione non placa le tensioni: Fini non ci sta e ricorda, attraverso una fonte a lui vicina, che «tra l’assalto alla diligenza e far discutere il provvedimento alla Camera c’è una bella differenza». Come dire: non finisce qui.