ROMA
Il Pd è preoccupato per il clima politico che si respira in Italia in un momento in cui la crisi finanziaria ed economica richiederebbe dialogo e collaborazione tra maggioranza ed opposizione. Walter Veltroni guida la delegazione Pd che sale al Quirinale per esprimere al Presidente della Repubblica «la forte preoccupazione del Pd circa la pesante situazione economica e finanziaria del Paese, i rischi di recessione, le crescenti difficoltà per le famiglie italiane di far fronte alle esigenze della vita quotidiana». È la nota del Pd, diffusa al termine del colloquio con Napolitano, a sottolineare che «di fronte a questa situazione sarebbe auspicabile un clima di rispetto e confronto istituzionale. Ma, al contrario, il governo si è caratterizzato per iniziative e comportamenti politico-istituzionali che hanno impedito nei fatti al Parlamento di svolgere pienamente il suo ruolo, con il ripetuto ricorso, per esempio, ai voti di fiducia su questioni fondamentali che avrebbero richiesto un confronto serio e responsabile».
Anzi, a questo proposito il leader Pd, ricevuto insieme a Dario Franceschini, Anna Finocchiaro e Antonello Soro, aggiunge di aver «espresso anche una forte preoccupazione circa la linea di scontro e divisione sociale che ha guidato atti e provvedimenti di governo e maggioranza che hanno provocato, per esempio, gravi tensioni e un clima di scontro e lacerazione con il mondo della scuola e con il mondo del lavoro». «In questo quadro, particolare gravità ha assunto il comportamento tenuto da governo e maggioranza nei confronti dell’opposizione e in particolare del Partito Democratico con attacchi - denuncia Veltroni - insultanti ed offensivi, di cui non si ricordano precedenti, tesi evidentemente a delegittimare il ruolo che in un sistema democratico spetta all’opposizione». L’auspicio finale è quello che «possa al più presto ristabilirsi un clima adeguato al momento che sta vivendo l’Italia».
Dapprima Leoluca Orlando poi Pancho Pardi si dimettono da membri della Commissione di Vigilanza ma è tutta L’Italia dei Valori a suggellare l’abbandono e ad affidare a Walter Veltroni «il compito di individuare con tutte le altre forze di opposizione una soluzione condivisa, se mai Villari dovesse dimettersi». Lo ha confermato il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro dopo che le dimissioni dei due componenti Idv della Vigilanza. Di Pietro ha sottolineato che i due membri di Idv non saranno sostituiti e che «Idv andrà in giro per l’Italia per denunciare la pericolosa deriva antidemocratica che si sta realizzando nel nostro Paese». Ma il neo eletto Riccardo Villari non fa una grinza: «Ho il dovere istituzionale di fare funzionare la Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai», ha detto conversando con i giornalisti a Palazzo Madama. Più in generale la situazione alla Vigilanza fa ancora da detonatore per far ulteriormente esplodere tensioni e contrasti già scoppiati dopo l’elezione di Villari. Lo stesso di Pietro in una conferenza stampa alla Camera rincara la dose e afferma che «c’è in Italia un grande corruttore politico che compra il potere, si chiama Silvio Berlusconi. La corruzione giudiziaria la verificheranno i magistrati, ma quella politica io la denuncio qui: ha tentato di corrompere me e Leoluca Orlando, senza riuscirci. E ha corrotto Villari, perchè se la maggioranza l’ha votato vuol dire che prima si erano messi d’accordo». Accuse duramente respinte al mittente da esponenti della maggioranza.
«È veramente disgustoso l’attacco di Di Pietro al Presidente Berlusconi. Le accuse totalmente ingiustificate ed infondate potrebbe meglio rivolgerle a se stesso, al suo modo di esprimersi e al suo modo di far politica», dice Enrico La Loggia, vicepresidente del gruppo del Pdl della Camera dei Deputati); ma tutto il Pdl fa fronte comune: «Le parole offensive dell’on. Di Pietro - dichiarano in una nota congiunta Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Italo Bocchino e Gaetano Quagliariello - dimostrano una volta di più la lungimiranza di chi non ha ritenuto accettabile la soluzione che lui, con prepotenza, avrebbe voluto imporre per la Presidenza della Commissione Vigilanza Rai».
E proseguono dicendo che «…la Commissione ha già un presidente dell’opposizione eletto da una maggioranza trasversale. Egli ha fin qui assunto un profilo istituzionale che condividiamo perchè privilegia l’esigenza di non far impantanare nuovamente ciò che a fatica è stato sbloccato. Il resto, sono problemi interni che l’opposizione deve risolversi senza scaricare nè sulla maggioranza nè tanto meno sulle istituzioni».