Una quota del 35% di Chrysler senza nessun esborso e la possibilità di salire ulteriormente nel capitale in cambio dell’accesso alle rispettive reti di vendita, fornitura da parte di Fiat di piattaforme, motori e componenti per le piccole auto e management per gestire il risanamento della casa Usa. È il contenuto della «lettera d’intenti non vincolante per la creazione di un’alleanza strategica globale» siglata tra Fiat, assistita da Ubs, e Chrysler. Fiat Group, Chrysler e il suo azionista di maggioranza, il fondo Cerberus Capital, hanno così confermato ieri, con un comunicato congiunto, le indiscrezioni della vigilia sulla trattativa in corso tra i due gruppi automobilistici. Le linee guida della trattativa sono quelle già circolate nella giornata di lunedì e prevedono la fornitura, alla società americana, di piattaforme, motori e componenti che saranno prodotti negli stabilimenti Chrysler. Fiat fornirà anche l’accesso alla sua rete distributiva per i modelli Chrysler «in paesi di importanza fondamentale per la crescita» e «management a supporto del piano di ristrutturazione che sarà sottoposto al Tesoro americano».
In cambio, una quota «iniziale» del 35%. Prima di un via libera definitivo, previsto per aprile, dovrà però essere completata la due diligence e sarà necessario ottenere l’autorizzazione delle autorità regolamentari. Compreso il dipartimento del Tesoro americano, che inserito Chrysler - terzo gruppo dell’auto Usa dietro a Gm e Ford - tra le beneficiarie del piano di sostegno varato a sostegno del settore e al quale Chrysler ha chiesto un prestito di quattro miliardi. In chiaroscuro la reazione della Borsa. Il titolo Fiat, sospeso dalle contrattazioni per tutta la mattinata in attesa del comunicato sulla vicenda Chrysler, parte in salita e guadagna oltre il 4%, restando in rialzo anche dopo l’avvio negativo di Wall Street che ha gelato le piazze europee. In chiusura hanno però prevalso le vendite, con un calo finale dell’1,34% che portato il titolo ai minimi storici. Ora l’attenzione degli operatori si sposta sul cda Fiat che esaminerà, domani, l’andamento dei conti dell’ultima parte dell’anno.
Tra i primi a commentare, il presidente del gruppo Fiat, Luca Montezemolo, per il quale si tratta di un accordo «molto importante, utile per la Fiat che potrà accedere finalmente al mercato Usa con l’Alfa Romeo e la 500». Secondo il vicepresidente del gruppo Fiat, John Elkann, «è un accordo positivo, adesso guardiamo avanti, a un suo sviluppo positivo». Sulla possibilità di raggiungere il controllo, Elkann si è limitato a dire «vedremo». Per l’ad Sergio Marchionne «questa iniziativa rappresenta passo fondamentale nello scenario del settore» e «permetterà ad entrambe le società di accedere a importanti mercati». Bob Nardelli, presidente e ad di Chrysler, ha definito la combinazione tra le due case «ideale, in quanto crea il potenziale per un nuovo e forte concorrente globale». Commenti positivi anche dal versante sindacale. Come Uaw, il potente sindacato dei lavoratori dell’auto Usa, «siamo pronti a dare il nostro supporto - ha presidente Ron Gettelfinger - e a lavorare per garantire la continuità a lungo termine di Chrysler. Condividiamo questa importante iniziativa strategica in quanto aiuterà a preservare la continuità a lungo termine della nostra grande società, dei suoi marchi e ovviamente dei posti di lavoro».
I sindacati italiani continuano a sollecitare un intervento del governo. I leader della Cisl, Raffaele Bonanni e della Uil, Luigi Angeletti considerano l’intesa un’opportunità e auspicano ricadute positive sull’occupazione. Per il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, invece, le prospettive degli stabilimenti italiani del gruppo rimangono poco chiare. «Mi sembra un accordo interessante che va nella direzione indicata da Marchionne già da alcuni mesi, commenta invece il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Plaude anche il mondo politico. «Una buona notizia, un accordo importante che è segno di vitalità e di flessibilità industriale», dice il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Mentre il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola definisce l’intesa «una grande opportunità, fonte di speranza per avviare un percorso di ripresa». Anche il leader dell’opposizione, Walter Veltroni, considera «un fatto importante per il Paese che la Fiat possa avere una presenza così forte in un gruppo come Chrysler».