“Senza un’alleanza con l’Udc non andiamo da nessuna parte. Tra le ultime ultime elezioni, l’unica che abbiamo vinto è stata quella della Provincia di Trento, ed eravamo alleati con l’Udc. La politica ha delle regole molto ferree”. Enrico Letta, esponente del Pd lo afferma intervenendo a “Panorama del Giorno” (Canale 5) parlando delle prospettive del suo partito.
Enrico Letta non esclude una sua candidatura per la segreteria del Pd ma ritiene che questo non é il momento di discuterne. Ricordando di aver già sfidato Veltroni nel 2007, Letta assicura: “Non lo escludo a partire soprattutto dalle cose che si sono fatte e dette in questo periodo. Però - aggiunge - dico anche con grande franchezza che non è questo il momento: se decidiamo che il congresso si farà dopo le Europee le candidature si esprimeranno dopo le Europee. Adesso va rifondato il centrosinistra”.
“Le dimissioni di Veltroni ci mettono di fronte a una possiblità di un 8 settembre, di un tutti a casa in cui il centrosinistra non esiste più”, ha aggiunto Letta. L’esponente Pd affronta la crisi del partito e spiega che l’addio al segretario cambia lo scenario, anche rispetto alla candidatura avanzata da Pierluigi Bersani. “Credo che non sia male sospendere le ostilità e trovare una soluzione che ci consenta di esistere”. E’ possibile una scissione? “Anche parlare di scissione mi sembra fuori luogo - risponde - oggi il problema è quello di tenere il campo, far sì che esista l’area politica del centrosinistra e del Pd. Ci vorrebbe Bertolaso che desse a ognuno di noi le magliette della protezione civile per far sì che esista ancora il campo del centrosinistra italiano”.
BINDI, GRAVITA’ CRISI RICHIEDE CONGRESSO VERO
“Non tutte le responsabilità sono di Veltroni, non tutte del restante gruppo dirigente”. Lo ha detto Rosy Bindi intervistata stamani al “Caffé” di Rainews24. “Io penso - ha proseguito l’esponente del PD - che la segreteria Veltroni sia partita con un vizio d’origine, che è quello di essere stato sostenuto da liste e componenti che avevano idee troppo diverse” E ora? “La gravità della crisi - ha risposto la Bindi- richiederebbe non delle primarie ma un congresso vero. Ma davanti al rischio di fare un congresso finto, dominato dalla preoccupazione delle elezioni, meglio rimandare il confronto al giorno dopo le elezioni europee e amministrative”.
L’ADDIO DI VELTRONI: ‘NON E’ IL PD CHE SOGNAVO. CHIEDO SCUSA’
di Cristina Ferrulli
ROMA - Liberato. Appare così, camicia sbottonata senza cravatta, Walter Veltroni che, dopo aver tratto il dado delle sue dimissioni, lascia la scena “senza sbattere la porta”, ma senza rinunciare a denunciare le mine sul suo percorso e su quello che ora aspetta il Pd. “Non è il partito che sognavo, chiedo scusa”, ammette le sue responsabilità il primo segretario democratico, che fa un appello a chi verrà per “non fare ad altri quello che è stato fatto a me”; e raccomanda che “non si torni indietro” ai vecchi partiti, rischio da tutti negato ma al tempo stesso temuto. Non è una conferenza stampa quella convocata da Veltroni al Tempio di Adriano. E’ più un commiato nel suo stile, un discorso di prospettiva e generoso verso un progetto, il Pd, che “é stata la speranza e il sogno politico della mia vita”.
Da solo, parla per tre quarti d’ora in una sala gremita di parlamentari, amministratori locali, ministri ombra. In prima fila c’é Pier Luigi Bersani, molto preoccupato, e tutti i big del partito, da Piero Fassino a Enrico Letta, mentre spicca l’assenza di Massimo D’Alema e Francesco Rutelli. Veltroni non si cura degli assenti e ringrazia pochi presenti: Dario Franceschini “per la lealtà, virtù rara in un uomo politico”, Goffredo Bettini, le alte cariche istituzionali, come Gianfranco Fini e Renato Schifani, per poi passare a chi ha vissuto più vicino a lui in questi mesi, collaboratori e giornalisti. “In questi mesi ci ho messo anche il fisico, ma non ce l’ho fatta a corrispondere alla spinta di innovazione e a creare un partito nuovo e aperto”, chiede scusa il leader democratico, ammettendo per sé un profilo “più da uomo delle istituzioni e di governo che non da capo partito” e l’errore madre di mesi di tensioni e polemiche, quel “riflesso antico, che considero un valore ma forse è uno sbaglio, di cercare di tenere tutti uniti”.
Ed è proprio l’unità il valore che ora più vacilla nella fase che si apre del dopo-Veltroni. “Ai dirigenti voglio dire: amate di più il Pd, innaffiate la pianta e state uniti”, è l’appello di Veltroni che traccia quella che a suo avviso è la rotta da seguire nei prossimi mesi: la reggenza di Dario Franceschini e poi, “senza concitazione, si deve svolgere un congresso con una vera discussione politica”. Un congresso dal quale, si augura, “avanzino forze e energie nuove, esperienze legate ai territori”. Una discussione “non imbrigliata” che rilanci il progetto del Pd, che per l’ex segretario resta lo stesso: innovazione e vocazione maggioritaria “perché il Pd non deve fare da Vinavil ma andare casa matta per casa matta e cambiare nella società i rapporti di forza nel Paese”.
Così come è necessario “superare divisioni e personalismi per passare da una sinistra giustizialista e salottiera ad una sinistra moderna che recuperi il rapporto con la vita reale”. Veltroni assicura che darà il suo contributo ma in una “posizione assolutamente discreta”. In realtà, dopo 30 anni, dice di voler guardare oltre la politica, a cominciare dal fatto che ha chiesto di non avere più la scorta. “Comincia per me un tempo nuovo”, annuncia l’ex sindaco di Roma che lascia intravedere un’esperienza in Africa: “Si è spesso ironizzato - dice - ma l’Africa è un luogo naturale per chi ha una coscienza civile e ora ho la possibilità di scoprirlo”.ansa.it