Quanto costerà precisamente il terremoto alle casse dello Stato non è chiaro nemmeno al governo. Sulla ricostruzione «è ancora troppo presto per fare stime», sottolineano da Palazzo Chigi. «Ma saranno stanziate tutte le risorse necessarie». Per questo Giulio Tremonti, alle prese con una crisi durissima e l’obbligo di far tornare comunque i conti, ha deciso di spingere l’acceleratore su un provvedimento preannunciato da Berlusconi a Bruxelles il 20 aprile e che garantirà facilmente ricche entrate per le casse dello Stato: la riedizione - anche se in chiave restrittiva - dello scudo fiscale. A differenza delle versioni del periodo 2001-2003, che permettevano il rientro anche solo virtuale dei capitali ad una aliquota molto generosa (appena il 2,5%) questa volta il governo ha in mente almeno due aliquote: una per chi farà rientrare il denaro - potrebbe essere attorno al 10% - e una - ancora più alta - per chi invece sceglierà di far emergere solo quanto evaso. E’ dunque probabile che gli introiti per lo Stato risultino a conti fatti ben al di sopra dei due miliardi incassati nelle due precedenti versioni.
Se l’ipotesi del 10% dovesse essere confermata, un calcolo a spanne indica che le entrate questa volta sarebbero pari ad almeno otto miliardi di euro. Quanto basterebbe per affrontare questa nuova emergenza senza patemi per il deficit pubblico di quest’anno; un disavanzo che la crisi ha già portato sulla pericolosa soglia del 4% rispetto al prodotto interno lordo. Lo scudo fiscale non approderà però al consiglio dei ministri di oggi: al Tesoro stanno ancora lavorando al testo e attendono il via libera da Bruxelles. Se non ci saranno intoppi, il via libera arriverà la prossima settimana. Dal consiglio di oggi arriveranno comunque misure che, direttamente o indirettamente, guardano all’Abruzzo. Più o meno lo stesso menù che, come in altre emergenze sisma, erano state varate dai precedenti governi. Maria Stella Gelmini porterà ad esempio un decreto ad hoc per la scuola. Attingendo ad un fondo Cipe da un miliardo di euro, destinerà 110 milioni per la ricostruzione delle scuole. Inoltre i ragazzi colpiti dal terremoto potranno iscriversi in qualunque scuola della Regione e, anche se i giorni di lezione saranno meno di 200, l’anno scolastico sarà considerato valido.
In alcuni casi l’emergenza Abruzzo sta spingendo il governo a dare il via libera a vecchi accordi con le Regioni che tardavano a realizzarsi: è il caso del sì definitivo all’intesa sull’uso dei fondi europei delle Regioni finora usati per la formazione professionale e che verranno in parte destinati ad aumentare la platea dei beneficiari della cassa integrazione. «L’Abruzzo sarà la regione pilota dell’accordo», spiegava ieri il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. In breve: con la firma dell’accordo, il governo potrà erogare la cassa - in Abruzzo e non solo - ai dipendenti di tutte le imprese, anche quelle sotto i 15 dipendenti. Un ulteriore accordo con la Regioni permetterà poi di erogare un contributo a commercianti e piccoli imprenditori per un periodo massimo di tre mesi, la sospensione dei pagamenti di tutti i contributi previdenziali e il versamento di una mensilità in anticipo per i pensionati.
L’Agenzia delle Entrate ha già annunciato la sospensione del pagamenti di tutti i tributi, mentre al Tesoro si sta cercando un accordo con l’Abi per bloccare i pagamenti dei mutui. Ieri si è consumato invece un piccolo giallo sulla riunione del Cipe - il comitato per la programmazione economica - che questa mattina avrebbe dovuto dare via libera definitivo allo stanziamento di 550 milioni per il piano di edilizia popolare che risale al governo Prodi. Il sottosegretario alle Infrastrutture - il leghista Roberto Castelli - aveva annunciato una riunione che verrà smentita in tarda serata dal presidente siciliano Raffaele Lombardo dopo un faccia a faccia con Berlusconi. Secondo quanto raccontano alcune indiscrezioni il rinvio sarebbe stato causato dalla richiesta da parte del leader dell’Mpa di garanzie per il via libera ad alcune tranche di fondi europei destinati al Sud. Altre ipotesi verranno discusse nei prossimi giorni. Una di queste - ieri la proposta è stata lanciata dal presidente dell’Isvap Giancarlo Giannini al Foglio - è quella di ritentare l’introduzione di una polizza antisismica obbligatoria da finanziare con contributi pubblici e privati. Un’idea finita fra le pagine di tre bozze di leggi finanziarie e mai approvata.