Dopo Giulio Tremonti, anche Maurizio Sacconi sbarra la strada alla richiesta del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a Governo e parti sociali di metter mano alla riforma delle pensioni. “Non è questo il momento di una ulteriore riforma del sistema previdenziale”, taglia corto Sacconi, intervistato a Faccia a faccia su Radio Tre.
“Condivido l’idea della Marcegaglia - ha detto Sacconi - che nel tempo di crisi debbano essere accelerati i percorsi di riorganizzazione del nostro sistema istituzionale e sociale: dobbiamo soltanto ponderare bene nel tempo di crisi se ci sono interventi riformatori che agiscono da un punto di vista negativo sulla fiducia, che è l’aspetto fondamentale crisi”. Quindi, ha proseguito il ministro, “la riforma delle pensioni non sembra coerente con l’obiettivo di ricostruire la fiducia”.
E’ evidente, ha continuato Sacconi, “che se la caduta del pil dovesse perdurare questo inciderebbe sulla sostenibilità della nostra spesa pubblica e previdenziale, ma non è questo il momento - ha ribadito - di una ulteriore riforma del sistema previdenziale”.
Diverso il ragionamento su altri settori, come la liberalizzazione dei servizi locali, per la quale “si deve riprendere il percorso di riforma”, o la sanità, con le regioni che dovrebbero mostrare “maggiore responsabilità” nella spesa grazie al federalismo fiscale.
Il no del Pd
“Sento che anche Tremonti dice che non è il momento di fare riforme e di mettere benzina sul fuoco”, fa eco a Sacconi l’ex ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani. Che boccia la proposta del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, così come i sindacati, in una sostanziale ritrovata unità su questo punto.
“Quando si immaginano riforme, e l’Italia ne ha bisogno - ha detto Bersani parlando ieri con giornalisti a margine della presentazione del Rapporto 2008 sull’industria marchigiana, a Jesi - non bisogna immaginarle in una direzione sola. Noi abbiamo il massimo squilibrio fra redditi e ricchezze, abbiamo il minimo di mobilità sociale, e cioè è più difficile da noi che in qualsiasi altro posto che il figlio di un lavoratore diventi ingegnere, e abbiamo un problema di riorganizzazione del welfare”.
“La previdenza ad esempio - ha spiegato Bersani - rispetto alle spese che abbiamo, che sono molte sugli ammortizzatori e sui sostegni all’ingresso al lavoro. Se prendiamo tutto assieme, tutto questo, allora facciamo un patto nazionale, generazionale, sociale. Se ne prendiamo solo un pezzo, siamo sempre in una metà del campo, e non mi pare che il concetto debba essere solidarietà fra chi ha meno, ma piuttosto solidarieta’ fra tutti. Se in Italia si affaccerà questo concetto - ha concluso - allora si potranno fare riforme, compresa quella di un sistema previdenziale che certamente nella prospettiva ha bisogno di un qualche adeguamento”.

Sarebbe opportuno che qualcuno facesse delle proposte su come riformare le pensioni dei parlamentari, dei manager, dei giornalistie cosivia. Invece ancora una volta da parte anche di confindustria si torna sulle pensioni dei lavoratori. Ma non sono state già riformate? Mi risulta che gradualmente l’età pensionabile sarà aumentata. Mi risulta anche che un lavoratore prenderà di pensione la metà del suo stipendio e se vuole prendere dippiù dovrà rinunciare anche ALLa liquidazione. Ancora non basta?
Cordialmente A. Rispo