ROMA - Amministrative tristi per il centrosinistra. Di cinquanta province, gliene restano solo quattordici; il centrodestra sale a quota 26 (ne aveva appena 8 più una della Lega), altre venti vanno al ballottaggio mentre per le due restanti (Venezia e Frosinone) i dati sono insufficienti per un’assegnazione. Probabile che, entrambe vadano al ballottaggio.
E’ il verdetto delle elezioni provinciali: un mezzo disastro per il centrosinistra che potrebbe salvarsi solo portando a casa la maggior parte dei faccia a faccia fra due settimane. Ma la sconfitta è evidente anche perché i 15 ribaltoni sono tutti a favore dell’altra parte. Le province in ballo erano 62: 50, si diceva, amministrate dal centrosinistra, 9 dal centrodestra e tre, di nuova costituzione, che votavano per la prima volta. In Abruzzo, Campania e Lombardia la maggior parte dei ribaltoni a favore dei partiti del centrodestra. Il centrosinistra regge abbastanza bene nelle roccaforti di Emilia e Toscana e riesce a ottenere un difficile ballottaggio a Milano. A Napoli una sconfitta largamente annunciata.
Le province. Tre ribaltoni su tre in Abruzzo e stessa situazione in Campania. In Abruzzo, cambiano di mano Pescara, Teramo e Chieti. A Teramo, il candidato del centrodestra Valter Catara, conquista la presidenza con il 50, 01% battendo il presidente uscente Erminio D’Agostino (48,3%). Il centrosinistra perde rovinosamente Napoli dove Luigi Cesaro (centrodestra) arriva al 59,1% contro il 34,5% dell’ex-ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais. Presidente uscente era il verde Riccardo Di Palma (centrosinistra) che, nel 2004 era stato eletto con il 61,5%. Anche ad Avellino e Salerno, i candidati del centrodestra viaggiano oltre il 55% sconfiggendo i presidenti uscenti.
A Milano, il ballottaggio diventa certezza quando mancano poche decine di sezioni da scrutinare. Per diverse ore, il candidato del centrodestra Guido Podestà dà la sensazione di potercela fare al primo turno. Poi, la sua cifra elettorale si attesta tra il 48 eil 49 per cento ed è chiaro che, fra due settimane, i lombardi della provincia di Milano dovranno tornare a votare. Il presidente uscente Filippo Penati (centrosinistra) raggiunge un insoddisfacente 38,8% (prese il 54% al ballottaggio di 5 anni fa). Dovrà conquistarsi i voti dell’Udc (3,7%) e di Rifondazione (3,6%) e potrebbero non bastargli. Anche perché Umberto Bossi ha detto che i leghisti, tra due settimane, andranno disciplinatamente a votare nonostante la concomitanza con il referendum. Comunque, sarà battaglia all’ultimo voto.
Il centrosinistra, invece, regge bene in Toscana dove tiene 5 amministrazioni (Firenze, Livorno, Pisa, Pistoia e Siena) e va a ballottaggi abbastanza agevoli ad Arezzo, Grosseto e Prato. In Emilia la tenuta c’è, ma con la macchia di Piacenza che passa al centrodestra e tre ballottaggi: Ferrara, Parma e Rimini. A Bologna si registra il successo più netto del centrosinistra: Beatrice Draghetti raggiunge il 57,3% e batte facilmente l’avversario di centrodestra, Enzo Raisi.
A Torino, invece, è ballottaggio tra il presidente uscente Antonino Saitta (44,2%) e Claudia Porchietto del centrodestra (41,6%). Il candidato del centrosinistra dovrà cercare, al secondo turno, l’appoggio degli elettori dei due partiti di sinistra (1,8% ciascuno) e del’Udc (4,6%).
In Lombardia tre amministrazioni (Cremona, Lecco e Lodi) passano al centrodestra, mentre, oltre al ballottaggio di Milano, Bergamo, Brescia e Sondrio restano ai partiti del premier. Monza e della Brianza è una delle tre province di recente costituzione che votano per la prima volta: sarà governata dal centrodestra come Barletta-Andria-Trani (Puglia), mentre Fermo (Marche) va al ballottaggio.
[fonte: repubblica]