C’è un nuovo elemento all’esame dei periti incaricati dai pubblici ministeri di svolgere gli accertamenti medico-legali sulla vicenda. È una macchia, che si presume di sangue, trovata sui pantaloni jeans che Cucchi indossava quando fu ricoverato nell’ospedale Sandro Pertini e che alcuni giorni fa sono stati restituiti alla famiglia. Questa indagine affidata alla dottoressa Carla Vecchiotti dell’Istituto di Medicina legale dell’università La Sapienza, potrà cominciare dal 23 novembre prossimo giorno in cui sarà riesumata la salma per consentire poi ad un’altra equipe di quattro periti di approfondire gli accertamenti autoptici già fatti qualche tempo fa.
Con il quesito affidato alla dottoressa Vecchiotti si chiede di «accertare se nei jeans sottoposti a sequestro siano rinvenibili tracce di sangue umano, ed in caso affermativo il perito accerti le caratteristiche genetiche comparandole con quelle ricavabili dal sangue prelevato in sede autoptica dal corpo di Stefano Cucchi». Per questa indagine al consulente tecnico sono stati affidati 60 giorni di tempo.
Per quanto riguarda gli altri accertamenti più generali per accertare le cause della morte di Cucchi, i pubblici ministeri hanno affidato ai professori Paolo Arbarello, Ozrem Carella Prada, Luigi Cipolloni, Dino Mario Tancredi e il professor Vincenzo Pascali, altri quesiti che servono per approfondire gli accertamenti precedenti. In particolare per il collegio peritale i consulenti devono accertare «previa riesumazione del cadavere e ulteriore accertamento necroscopico corredato da esami di laboratorio e strumentali eventualmente ritenuti necessari, l’epoca, le cause ed i mezzi che determinarono la morte di Stefano Cucchi».
Ed ecco gli altri quesiti: «Accertino inoltre i periti l’eventuale presenza di lesioni sul corpo di Stefano Cucchi che possano essere ricondotte, anche sulla base dell’esame degli atti, oltrechè dei rilievi necroscopici eseguiti o da eseguire, l’epoca di produzione delle stesse, nonchè la loro natura ed identità specificando se le stesse abbiano cagionato uno stato di malattia e fornendo indicazioni circa la presumibile durata della stessa in rapporto alla gravità delle lesioni stesse che sarà possibile accertare».
Intanto i familiari del giovane hanno consegnato ai pm novecentoventicinque grammi di hashish e 133 di cocaina rinvenuti in un loro appartamento a Morena, alla periferia di Roma, spesso utilizzato dal geometra quando non dormiva a casa. La droga è stata trovata all’interno di un armadio. Sulla vicenda il padre di Cucchi, Giovanni, è stato sentito dai pm ed ha spiegato che la scoperta è avvenuta casualmente durante le pulizie dell’appartamento. Non sono state trovate, invece, somme di danaro. «La scoperta e la comunicazione della notizia agli inquirenti - hanno dichiarato gli avvocati Anselmo e Piccioni - è la dimostrazione della trasparenza e della correttezza dei familiari di Stefano. Anche per questo bisogna credere loro quando dicono che il congiunto aveva il viso gonfio durante l’udienza di convalida del suo fermo».