Palermo - Continuano le sparate di Massimo Ciancimino. Deponendo al processo per favoreggiamento alla mafia a carico del generale del’Arma Mario Mori, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, alza il tiro e mira alla stabilità del governo. “Mio padre - ha deposto il testimone - mi spiegò che Forza Italia era il frutto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia”. A stretto giro, però, la replica del legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini: “Così vogliono delegittimare il governo”. Sulla stessa linea anche il Guardasigilli Angelino Alfano: “Abbiamo fatto l’esatto contrario del papello”.
Le accuse a Forza Italia L’argomento è stato affrontato dal teste nel corso della spiegazione di un pizzino, depositato agli atti del processo, e che a suo dire sarebbe stato indirizzato dal boss Bernardo Provenzano a Silvio Belusconi e Marcello Dell’Utri. Nel foglietto Provenzano avrebbe parlato di un presunto progetto intimidatorio ai danni del figlio di Berlusconi. “Intendo portare il mio contributo - si legge nel pizzino - che non sarà di poco conto perché questo triste evento non si verifichi (si allude all’intimidazione, ndr). Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive”. Mio padre - ha spiegato il testimone illustrando il biglietto - mi disse che questo documento, insieme all’immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina era il frutto di un’unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell’accordo”. Il testimone ha anche spiegato che la prima parte del pizzino, che lui custodiva sarebbe sparita.
I documenti acquisiti dal tribunale Ciancimino ha consegnato durante la sua deposizione al processo Mori nell’aula bunkler dell’Ucciardone a Palermo una lettera che il padre, l’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, scrisse a Berlusconi “per conoscenza”. I pm hanno chiesto di acquisirla e il Tribunale ha accolto la richiesta. La difesa non si è opposta. Aquisito anche il passaporto del figlio di Ciancimino, che sarebbe stato rilasciato grazie a un agente dei servizi segreti. Il testo è stato letto in aula dallo stesso Ciancimino e dai pubblici ministeri. Vito Ciancimino di lamentava di “anni di carcere per questa mia posizione politica” e offriva il suo “contributo perché questo triste evento non abbia a verificarsi”. Il “triste evento” sarebbe forse, secondo Massimo Ciancimino, il sequestro di uno dei figli di Berlusconi, ma anche un’altra situazione spiacevole per lo stesso Berlusconi. “Sono convinto - prosegue il testo - che se dovesse verificarsi questo evento (sia in sede giudiziaria che altrove), l’onorevole Berlusconi metterà a disposizione una delle sue reti tv. Se passa molto tempo e non sarò indiziato del reato di ingiuria, sarò costretto a uscire dal mio riserbo che dura da anni”, scriveva Vito Ciancimino. Il testo, ha detto Massimo Ciancimino, secondo suo padre era “la prosecuzione della trattativa”. Risale, ha sostenuto durante la sua deposizione, al 1994 e l’ex sindaco mafioso di Palermo si riferiva “al bagaglio delle sue conoscenza che poteva usare in sede giudiziaria contro Berlusconi e Dell’Utri raccontando la vera storia della nascita della coalizione di centrodestra” che era, ha ribadito Massimo Ciancimino, “il frutto della prosecuzione della trattativa”.