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CORSA ALLA CASA BIANCA
Le prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America si svolgeranno il 4 novembre 2008.
Si tratterà di elezioni dall’esito molto incerto perché entrambi i maggiori partiti, Repubblicano e Democratico dovranno scegliere i loro candidati ex-novo, non essendoci né
un Presidente che si ripresenta per il secondo mandato né un Vice Presidente uscente che corra per ottenere la nomination. Infatti il Presidente George W. Bush, dopo otto anni alla Casa Bianca, non è rieleggibile e il Vice Presidente Dick Cheney ha comunicato di non volersi candidare fin dall’inizio del suo mandato.
È dal 1928 che non si assiste ad una elezione in cui nessun candidato gode del vantaggio dell’incumbency, cioè del fatto di essere Presidente o Vice Presidente uscente. È questo un fatto raro ed eccezionale che rende la corsa per la Casa Bianca molto aperta perché entrambi i partiti dovranno scegliere il loro candidato in un broad field, cioè a campo aperto, senza che nessuno parta da una posizione di vantaggio data dalla carica ricoperta al vertice del Paese.
Come si elegge il Presidente degli Stati Uniti d’America

Il sistema elettorale degli Stati Uniti è piuttosto complesso, frutto della forma federale dello Stato e della visione aristocratica della democrazia che avevano i padri costituenti alla fine del ‘700.
* Il sistema elettorale americano è indiretto. Non sono infatti i cittadini ad eleggere direttamente il presidente, ma 538 cosiddetti “grandi elettori” che si riuniscono il 13 dicembre a Washington. I cittadini sulla scheda esprimono la preferenza per un candidato presidente, ma in realtà eleggono una lista di “grandi elettori” associati con lui.
* E’ il singolo Stato che conta. I voti dei cittadini (detti “voti popolari”) si contano Stato per Stato, non al livello nazionale. Facciamo un esempio, Hillary Clinton può vincere in Texas e perdere in California, Barack Obama può vincere a New York e perdere in Arizona: colui che vince - anche di uno solo voto - in uno Stato si prende tutti i “grandi elettori” in palio in quello Stato (parziali eccezioni: i piccoli Maine e Nebraska, che sono suddivisi in collegi elettorali), chi riesce a far eleggere almeno 270 grandi elettori finisce alla Casa Bianca.
* Come votano i “grandi elettori”. Tradizionalmente i “grandi elettori” sono tenuti a votare per il candidato alla Casa Bianca cui sono associati nelle schede, ma ci sono teoriche eccezioni.
* Come si dividono i “grandi elettori”. Ogni Stato, piccolo o grande, ha diritto a due grandi elettori più tanti altri quanti sono i deputati inviati alla Camera dei rappresentanti. I deputati alla Camera sono attribuiti grossomodo secondo la popolazione, quindi gli Stati più grandi ne hanno di più. Così i piccoli Stati sono relativamente sovrarappresentati rispetto alla popolazione: il Vermont (circa 600.000 abitanti) ha tre “voti elettorali” e la California (35.000.000) ne ha 55.
* Gli Stati “banderuola”. Le ultime settimane della campagna elettorale si concentrano sugli swing states, cioè su quegli Stati dove i sondaggi danno un esito incerto e dove pochi voti possono far pendere la bilancia da una parte o dall’altra.
* La notte elettorale. Non essendoci un “Viminale” che fornisca e certifichi i risultati a livello nazionale, la notte elettorale si passa in attesa dei risultati dei singoli Stati. Le diverse catene televisive (ma ormai anche i quotidiani con i loro siti web) valutano exit poll, proiezioni e poi i dati effettivi e attribuiscono - secondo i loro calcoli - uno Stato a un contendente o a un altro, via via colorando di blu (per i democratici) e di rosso (per i repubblicani) le cartine del Paese.